EUTANASIA:killer di se stessi.
Aprile 16, 2007 di dott. Donato Rispoli
EUTANASIA,letteralmente significa buona morte (dal greco ευθανασία, composta da ευ-, bene e θανατος, morte) - è la pratica che consiste nel procurare la morte nel modo più indolore e rapido possibile a un essere umano affetto da una malattia inguaribile ed allo scopo di porre fine alla sua sofferenza-esistenza.
signori, entriamo in un campo di difficile soluzione, un vero campo minato, su cui ogni schieramento politico, ogni istituzione,ogni epoca,ogni società ma soprattutto ognuno di noi,ha una propria opinione, e sente di doverla difendere ardentemente, in quanto qui si tratta di una questione di quelle serie e importanti: la vita e la morte.
Discutere di questo argomento in un blog di crminologia,e psicologia potrebbe sembrare fuori luogo, ma vi dimostrerò nel corso di questo breve post, che non lo è affatto.
comincio con il dirvi che in Italia come ben sapete,l’eutanasia è vietata: essa è considerata un omicidio di primo grado(pensate che per questa colpa c’è una condanna di ergastolo). In altri paesi la situazione è diversa: In belgio e Olanda ad esempio dal 2002 è in vigore una legge che non vieta questa pratica. nel resto del mondo l’eutanasia, anche laddove non è permessa in modo chiaro è disciplinata, e non soggetta a forti pene come in Italia. Viene subito da pensare, che l’influenza del Vaticano in Italia non sia affatto da trascurare, per cui vorrei cominciare proprio dai temi piu caldi sostenuti dai cattolici.
La vita è un dono del Signore,e solo Dio puo toglierla. Nessun uomo puo decidere della vita di un altro e nemmeno della sua stessa vita. La chiesa insomma si stringe forte attorno al valore della vita a tutti i costi. Sul fatto che la vita vada rispettata sono tutti d’accordo, ma molti non credenti e anche tra i cattolici stessi,si sentono in diritto di poter decidere del loro morire, pensando che una vita costretti a letto senza poter muovere nessuna parte del corpo, o in coma irreversibile attaccati a macchine che fanno battere il cuore e respirare i polmoni, ma senza poter riattivare il cervello e dunque i loro pensieri,emozioni,risate, il loro potersi muovere, correre, tutto ciò non puo essere considerato vita.
la vita è un dono preziosissimo, tutti siamo legati ad essa,su questo punto nessuno puo obiettare, il problema è se una persona ha il diritto di poter decidere quando morire.
Come dice la chiesa ,nessuno deve avere la facoltà di poter decidere sulla morte o vita di qualcun altro,nessun medico,nessun familiare nemmeno l’interessato stesso puo farlo. Ma cosi dicendo non dimentica il fatto che essa stessa sentenzia sulla vita della persona, costringendola a vivere contro la sua volontà di morire?
io qui non parlo delle persone in coma che sono incapaci di poter parlare,ed esprimere la loro decisione. su questo non mi addentro,lascio a voi il farlo nei commenti; ma voglio occuparmi di quelle persone che sono in pieno possesso delle proprie facoltà mentali e che decidono di porre fine alla propria esistenza avendo come unico futuro possibile un lungo calvario: per intenderci ne sono un esempio Giorgio Welby, o i casi cinematografici di MARE DENTRO e A MILLION DOLLAR BABY.
in Germania infatti è legale una forma di eutanasia nella quale il soggetto CHE SIA IN PIENO POSSESSO DELLE SUE CAPACITà COGNITIVE,E DUNQUE DI INTENDERE E DI VOLERE,PUO RICHIEDERE LE PRATICHE MEDICHE DI ASSISTENZA ALLA MORTE. Credo che questo sia la direzione giusta che potrammo percorrere anche in italia, e voi criminologi che valutate la capacità di intendere e di volere delle persone un giorno potreste essere chiamati a valutare questa possibilità.
Qui non voglio nemmeno giudicare quale tipo di vita abbia senso vivere: la vita di un tetraplegico (cioè immobilizzato dal collo ai piedi) vale piu o meno di quella di un depresso che decide di buttarsi giu da un ponte. CHI AIUTERESTE A MORIRE E CHI SALVERESTE? RIPONDETEMI, VE NE PREGO, perchè sono sicuro che moltissimi salverebbero di istinto il depresso e con coscienza aiuterebbero a morire il tetraplegico.
Diceva Popper, che una verità assoluta non esiste. La nostra MENTE UMANA che per quanto la consideriamo perfetta, è fallibile. Dunque il mio pensiero non condanna la chiesa,anzi la rispetta molto. Ma mi sento in diritto di dire che la chiesa stessa deve rispettare la libertà delle persone, in quanto sono solo gli interessati a giudicare la loro stessa vita,nemmeno Dio puo farlo, perchè a noi è stato dato il libero arbitrio.
Io sono sicuro che esitono due tipi di morte: quella biologica e quella dell’anima, e queste non bussano alla porta sempre nello stesso momento!!! Mettetevi nei panni di un atleta, che consumava le sue emozioni davanti a un pubblico,correva,sognava,aveva un amore,aveva delle speranze.. dopo di che un incidente lo costringe a letto per 30 anni.. sempre nello stesso letto, tutti i giorni senza possibilità di muovere un dito. Io credo che solo lui abbia il diritto di pronunciarsi sulla sua vita e volontà di vivere o morire. Non commettete lo stesso errore della chiesa giudicando e sentenziando velocemente e apriori : “questa non è Vita,è comprensibile se decide di togliersi la vita!!! é lo stesso errore che commette la chiesa quando si pronuncia a favore della vita a tutti i costi senza conoscere la sofferenza dell’interessato. Eppure la chiesa una parte di ragione ce l’ha.. è sottile, ma provate a porvi di fronte a un adolescente che decide di togliersi la vita perchè deriso dai compagni di classe come recentemente è successo in Umbria. Già vi immagino cosa pensate: credete che questo non sia un buon motivo per togliersi la vita, che la vita va avanti, che ha tutta la vita davanti a sè, che il problema è risolvibile ecc… Ma provate a farlo capire A QUELL’ ADOLESCENTE, oppure provate a vivere l’inferno che LUI vive a scuola..forse è lo stesso inferno che vive il tetraplegico nel suo letto. Vedete? senza parlar di DIO,sosterremmo quello che sostiene la chiesa in questo specifico caso!!!
E allora come si risolve il problema?
il problema non si risolve.. perchè non c’è una soluzione universale.. ognuno continuerà a credere secondo i propri concetti e preconcetti, perchè è così e basta. Io sono un sostenitore dell’eutanasia, eppure penso che una legge che la legalizzi non risolverebbe affatto il problema, anzi si corre davvero il rischio di togliere valore alla cosa piu preziosa che possediamo: VITA. Ma dall’altra parte non accetto l’idea che UN ALTRO (che sia la chiesa, o un politico) si pronunci sulle decisioni di morire di un tetraplegico.
lascio a voi i commenti spero numerosi, per la continuazione di un dibattito lunghissimo, e di non facile risoluzione.
Donato Rispoli
Interesantissimo il debate! Sono completamente a favore della eutanasia ma nel tuo essempio comparando un tetraplegico con un adolescente o un depresso si mischiano due concetti. Non è lo stesso la eutanasia che il suicidio. Non solo perche nella eutanasia qualcuno deve aiutarti e quindi è ancora piu difficile il giudizio morale da si è un asesinato o no, ma perche nella eutanasia c’è sempre presente il concetto di irreversibilità. Chi sa quanti motivi possono portare a una persona a deprimirse tanto come per volere morire ma è molto posibile che siano reversibile. Nel caso del adolescente, per essempio, posso capire l’inferno che sta vivendo, ma forse qualcosa cosi semplice como un cambio di collegio puo aiutarlo. Invece nella eutanasia stiamo parlando sempre d’un problema irreversibile, senza soluzione fisiche possibile (possiamo aiutarlo psicologicamente ma sapiamo che non è lo stesso). È qua che io tracciarei la li nea divisoria, nella irreversibilità. Ed è per questo che aiuterei a morire a un tetraplegico e mai a un depresso.
Aspetto i vostri comentari, dottori criminolochi! È interessantisimo questo blog e la vostra specialita…ancora non so perche ho studiato giornalismo!