compito a casa- tema: “una perizia psicologica sul caso Jeffrey Dahmer.”
Marzo 15, 2007 di dott. Donato Rispoli
Conscio del fatto che siamo ancora poco preparati a fare un passo più lungo della gamba, e che per questo potremmo essere accusati di poca “scientificità” e di scadere nel cosiddetto “opinionismo televisivo” che imperversa a tra molti “show-psychiatric-man”(esigo il copyright su questo termine), vorrei invitare i miei AMICI e COLLEGHI DOTTORI (se qualcuno preferisce questo appellativo) a esercitarci su una possibile perizia stilata da noi studenti del corso e non ,sul caso Jeffrey Dahmer.
Anche questo intende essere un esercizio della mente e della “penna”..perche una cosa è farsi un’idea , una cosa è leggere una perizia gia fatta, una cosa invece è ”crearla” da noi…
cominciamo gia da ora a leggere,informarci,capire gli argomenti che ci interessano e appassionano, senza che questi ci siano DATI PASSIVAMENTE al corso .non dimentichiamo che un giorno questo sarà un lavoro e non piu un gioco!!percio cominciamo a conoscere le nostre potenzialità,le nostre capacità,le cose che ci stimolano di più.. ABBIAMO UN CERVELLO, USIAMOLO !!!studiamo,impariamo ma poi agiamo..
il compito che ” vi” e “mi” consegno è questo: entro una settimana, scrivi una perizia psicologica sul caso Jeffrey Dhamer in base al materiale che riesci a trovare su libri internet, riviste,articoli ecc..
per capirci cerchiamo di rispondere a domande quali:secondo te, che personalità di base aveva? perchè uccideva? era un delirio ? era capace di intendere e di volere? era davvero cosi simpatico come disse lo psichiatra che lo osservò?
sbizzarritevi e ricordate che lo scopo di questo Blog è esprimere le proprie idee, pensieri,conoscenze, per quanto possano sembrare sciocchi… è un esercizio della mente, un gioco, un momento di crescita, uno scambio, ma non una perdita di tempo !!!! perciò scrivete, scrivete, scrivete!!!!! Dony
Caro dott. Rispoli, sono una studentessa dell’università di psicologia in provincia di caserta. Sono al terzo anno, non ho dato purtroppo molti esami. Ma ho scelto questa facoltà perchè sono sempre rimasta affascinata da quella che è la mente umana e le sue sfumature. Semmai riuscirò a laurearmi vorrei specializzarmi in criminologia. E’ la prima volta che vengo nel suo spazio, e mi piacerebbe avere una corrispondenza con lei per scambiarci opinioni. Inoltre, ho notato una sorta di “compito a casa” che sicuramente svolgerò con impegno, anche se un pò in ritardo. Grazie per averci dato la possibilità di esprimerci.. Le faccio i miei complimenti per il suo articolo sull’amore dei serial killer ( l’ho trovato davvero interessante) ed aspetto con ansia una sua mail..un suo cenno. A risentirci, spero. Cordiali saluti, Mirella.
Carissima Mirella,perdonami se rispondo solo ora, ma gli impegni pasquali hanno coinvolto anche me…certo che riuscirai a laurearti!!!! In questo mestiere come in tutte le cose della vita per riuscire ci vuole PASSIONE e impegno, e tu dicendo che sei affascinata dalla mente umana dimostri CURIOSITà per la materia e dunque passione. Non ti resta che impegnarti e vedrai che i risultati non tarderanno ad arrivare.
Per quanto riguarda “il compito a casa” sono davvero felice che le persone comincino ad accettare l’idea di esprimersi, e rendere concrete le proprie idee: vedete che non è facile. Per questo rinnovo i miei complimenti, a te Mirella, e attendo con curiosità le tue tesi su Jeffry Dhamer, che potrai commentare su questo blog in modo tale che tutti possano leggere, apprezzare e commentare a loro volta.
Con stima e con affetto, Donato Rispoli.
Eg. Dott. Rispoli, mi chiamo Paola R. sono laureata in Lingue, e sto frequentando il corso di psicologia criminale, a Napoli.Volevo,inanzitutto, dirle che è stato per me un grande piacere leggere che l’argomento del ‘compito a casa’ fosse Jeffrey L. Dahmer,in quanto stò scrivendo una tesi, per il suddetto corso, sugli omicidi seriali, in generale e ,nello specifico, mi stò occupando del caso di Jeff.Dahmer, sul quale verterà gran parte del mio lavoro e sul quale inizierò, tra non molto, a scrivere un libro.
Le scrivo per chiederle se, pur non essendo una psicologa e , in generale, una non ‘addetta ai lavori’, posso tentare di svolgere anch’io questo ‘compito a casa’,e magari inviarle, quando sarà ultimato, il mio lavoro per avere anche un suo parere .
Distinti saluti
Paola
carissima Paola, è inutile dire che sarei davvero felice e interessato a leggere la tua opera, e per quanto modeste potrei darti anche dei suggerimenti e accorgimenti sul tema. dall’altra parte sarei davvero curioso di vedere come una non addetta ai lavori tratti questo tema. io penso che anche se conosciamo discipline diverse, con un buono studio del caso possiamo arrivare alle stesse conclusioni, e con terminologie anche abbastanza simili. per questo ti auguro un buon lavoro e ricorda che lo scopo di questo blog aperto a tutti, è esprimere le proprie idee, pensieri, lavori, insomma tutto ciò che è creato da te, con i suoi limiti e i suoi pregi, l’importante è che venga fuori e non rimanga solo un evanescente pensiero. una volta qualcuno ha detto che CREARE, è cio che solo l’uomo intelligente e Dio puo fare..
In bocca al lupo ,con affeto Donato Rispoli
Eg. Dottor Rispoli,sono Paola, voglio inanzitutto ringraziarla per la sua disponibilità e , ancor più, per la possibilità che dà a tutti noi di esprimerci e di fare nostre considerazioni, perchè, giuste o sbagliate che siano, sono pur sempre nostre, ed io sono pienamente convinta che è meglio esprimere il proprio punto di vista, seppur errato, che accettare passivamente ciò che ci vien detto.
Riguardo il mio lavoro di tesi, sarei veramente lieta di potergliene inviare una copia per avere un suo ‘preziosissimo’ parere e suggerimenti,ma non so in che modo. C’è un indirizzo e-mail a cui posso inviarlo? Mi scusi, ma ancora non conosco bene il blog.
In attesa di una sua risposta, le invio i miei
Cordiali saluti
Paola
Cara Paola io ti suggerirei di pubblicarlo come post su questo blog, in modo che non solo tutti possano leggerlo, ma soprattuto perchè tu ne tragga merito e soddisfazione da una pubblicazione su un sito internet e dai commenti positivi che altre persone vorranno lasciare.
per far quessto devi iscriverti senza alcun impegno al blog wordpress, fare il login, con il nick e passward da te create,poi andare su new post nella striscia blu in alto e inserire l’articolo e tutti gli altri che vorrai pubblicare. mi rendo conto che è un po complicato,ma se non ci riesci puoi inviarmi una copia all’indirizzo email donisol@hotmail.it e vedremo di pubblicarlo noi con il tuo nome e cognome.. Perchè su questo sito vogliamo promuovere i VOSTRI articoli,e non solo i commenti ad articoli di altri. Per questo attendo con sincero entusiasmo la tua pubblicazione,con affetto Donato Rispoli
Caro Dott. Rispoli, grazie al suo aiuto sono riuscita a pubblicare sul blog una sintesi del mio lavoro su Jeffrey Dahmer. Nonostante la sintesi non renda molto , spero sia chiara abbastanza.
Distinti saluti
Paola
Jeffrey Dahmer
Maggio 12th, 2007 by paola
Jeffrey Dahmer, un essere umano che aveva trovato nell’omicidio l’unica forma per esprimersi, l’unico specchio dove vedere riflessa la propria immagine. Jeffrey è l’esempio di come la solitudine, il rifiuto, il senso di inadeguatezza e l’emarginazione possano deteriorare un uomo, conducendolo alla follia. Un assassino seriale per controllo e potere, affetto da vari disturbi di personalità tra cui, Disturbo Antisociale, Disturbo schizoide, Disturbo narcisistico a carattere abbandonico ( evidente nel primo omicidio), Disturbo psicosessuale : parafilie quali, Necrofilia e feticismo parziale. Un soggetto in cui non si sono sviluppate adeguatamente le istanze di Ego e Super Ego.Un soggetto capace di intendere e volere, dunque, ‘sano di mente’, ma che stava pian piano scivolando verso una qualche forma di psicosi.Un uomo cosciente che le sue azioni fossero sbagliate , a darcene conferma le precauzioni prese durante tutta la serie omicidiaria; la sua capacità di resistere ai forti stress , il suo autocontrollo e il suo essere stato in grado di raggirare tutti, compresa la polizia di tre Stati; la lotta interiore che ha cercato di portare avanti, il suo tentativo di resistere, di combattere contro quelle forze oscure e misteriose che credeva fossero i suoi nemici , alle quali ha dovuto arrendersi , precipitando in quell’abisso dal quale non è più venuto fuori.
“Non so perché è iniziato. Non ho alcuna risposta dentro di me. Se avessi conosciuto le vera ‘ragione’ di tutto questo, prima che accadesse, probabilmente non sarebbe mai accaduto.”
L’unica risposta ipotizzabile è che la dissoluzione della personalità di Dahmer e i crimini che ne sono conseguiti, siano stati causati dalla imprudente e egoistica indulgenza di un mondo di fantasie che avrebbe dovuto essere tenuto sotto controllo. Ma le fantasie non sono la causa del problema, bensì lo strumento attraverso cui il problema è stato fronteggiato.Dahmer non poteva conoscere le ’ reali ragioni ’ di cui parla, perché esse sono antecedenti all’insorgere di questo mondo di fantasie che lo ha condotto alla distruzione, fantasie che sono nate proprio allo scopo di neutralizzare e contenere queste ragioni.Ma le fantasie non sono ‘pericolose’, anzi, sono la fonte dell’immaginazione , della poesia , di creazioni artistiche ecc. La fantasia unita alla ragione è considerata la madre di tutte la arti e l’origine delle sue meraviglie. Ma cosa accade quando fantasia e ragione si separano? A darci una risposta è il pittore spagnolo Francisco Goya che scrisse : La fantasia abbandonata dalla ragione genera mostri
.E’evidente che nel caso di Dahmer le fantasie non hanno seguito la ragione, ma sono entrate in collisione con essa, diventando sempre più reali, fino ad assumere un importanza maggiore rispetto alla stessa realtà, generando il mostro.
Ma quali erano queste fantasie?L’immagine ricorrente era un uomo che giacesse accanto a lui, fermo, immobile, forse morto, che lui potesse toccare, di cui potesse esplorarne il corpo, che non chiedesse nulla in cambio, da usare come mero aiuto per raggiungere il pieno soddisfacimento sessuale tramite masturbazione , e che rimanesse con lui per sempre.Ma trovare un uomo che giaccia fermo , immobile, e che accetti di essere il ricevente di attenzioni e pratiche sessuali , senza chiedere nulla in cambio è impossibile, e Jeffrey lo sapeva bene.Analizzando tale immagine, è subito chiaro che ciò che Jeff voleva, in realtà, non era un uomo, bensì un qualcosa di inanimato di cui egli potesse disporre a suo piacimento, ergo un oggetto . Il processo di depersonalizzazione risponde, in questo caso, a più esigenze: oggettivizzare qualcuno significa poter esercitare su di lui il pieno potere e controllo, che è ciò che Jeff voleva, ma significa anche tener lontana quell’ansia e quall’angoscia data dal confronto e dall’interazione con l’altra persona. Jeffrey , infatti, temeva il contatto, era terrorizzato da qualsiasi tipo di relazione che implicasse un coinvolgimento emozionale, a cui si aggiungeva il suo timore costante di essere abbandonato. Eventuali cause e segnali precoci possono a mio avviso essere rintracciati negli eventi riportati di seguito:
1 ) Il piccolo Jeff fu allattato al seno solo per pochi giorni.. Senza voler dare particolare enfasi all’interruzione dell’allattamento, è noto che la privazione improvvisa del rassicurante contatto con il seno materno può, in alcuni bambini, determinare gravi effetti psicologici. Inoltre, si può ipotizzare che anche i pochi giorni in cui il bambino fu allattato al seno, le emozioni materne non fossero positive. Recenti ricerche hanno dimostrato come l’instaurarsi del contatto madre - bambino fonda le basi della futura fiducia del neonato nei confronti del mondo esterno. Si può, quindi, ipotizzare che Jeffrey non ebbe la possibilità di creare al proprio interno una valida rappresentazione del seno “buono” e, di conseguenza, di sviluppare le basi per la futura formazione della fiducia in se stesso e negli altri. E questo potrebbe essere riconducibile alla incapacità di Jeffrey di affrontare le delusioni..
2) A 4 anni Jeff cominciò ad avvertire forti dolori all’inguine, fu sottoposto ad un intervento chirurgico. Quando si risvegliò dall’anestesia, Jeff. continuava a chiedere se i dottori gli avessero tagliato il pene .Dopo l’operazione divenne più taciturno, introverso, non fu più lo stesso bambino. Possiamo ipotizzare che questa esperienza sia stata vissuta ,dal piccolo, come altamente traumatizzante, in una fase che, come noto, è legata al complesso edipico e quindi alla ‘angoscia da evirazione, ‘ provocando una ‘regressione’ dello sviluppo sessuale alla fase anale.
3) Nel1966 la madre di Jeff , Joyce, cadde in una profonda depressione: era sempre irritata, nervosa, fu curata con massicce dosi di farmaci,dai quali non riuscì più a staccarsi.Furono anni duri per Jeff che assisteva di continuo alle crisi della mamma, alle quali seguiva l’intervento del padre che, per calmare la moglie, era costretto ad urlarle contro e , in qualche occasione, anche a darle qualche sberla . Tutto questo accadeva, giorno dopo giorno, per anni, agli occhi di un bambino che attribuiva a se stesso la colpa della malattia di sua madre, essendo Joyce peggiorata molto dopo la sua nascita .
4) Nel 1978, i genitori decisero di separarsi.. Nessuno si preoccupò per Jeffrey , o si chiese dove e con chi avrebbe voluto vivere, d’altra parte era , ormai, un diciassettenne grande abbastanza per cavarsela da solo. È a questo punto della storia che iniziò per Jeff il declino, e le sue parole ce ne danno conferma : “ Forse ho iniziato a spegnermi durante il periodo del divorzio. Assumere l’atteggiamento di chi non se ne importa o finge di non importarsene, era l’unico modo che avevo per allontanare da me i pensieri dolorosi e preservare me stesso dal dolore legato al divorzio. Forse iniziò tutto allora. “ Infatti, fu durante quel periodo che il ragazzo, lasciato continuamente solo in casa per settimane, abbandonato da tutto e tutti, senza una guida, senza hobbies, senza interessi, senza amici, iniziò ad essere assalito da quelle fantasie devastanti. L’immagine di quel ‘corpo’ diventava sempre più vivida, il soddisfacimento del bisogno ad essa legato diventava sempre più urgente, iniziò a masturbarsi due , tre volte al giorno, trovando sollievo per qualche ora, per poi ricominciare. Queste fantasie si riproponevano ogni volta con più insistenza, ed ogni volta erano più delineate, meglio strutturate, arricchite di particolari.Ma Jeffrey sapeva che quelle fantasie erano assurde, ridicole, e che andavano bandite dalla sua mente. Ben presto , però , quelle fantasie avrebbero potuto realizzarsi.
1) Jeffrey mostrava una gran paura degli altri , una generale mancanza di sicurezza in se stesso e una forte diffidenza negli altri.Una caratteristica tipica della personalità schizoide è l’incapacità di fidarsi degli altri per paura che questa fiducia venga disprezzata e derisa. Inoltre, viveva in una sorta di alienazione che, come sappiamo, è caratteristica comune di molti bambini, adolescenti e, più tardi, adulti, che sono poi divenuti serial killer. Per far parte del mondo, il bambino deve sentire che la sua esistenza è benefica, altrimenti è costretto ad allontanarsene. Jeffrey se ne era allontanato.
2) Non ancora adolescente cominciò a bere, a comportarsi male a scuola, divenne indisciplinato e insofferente. L’unica materia che sembrava gli interessasse era la biologia; portava a casa animali morti, raccolti per strada o nel bosco, e li sezionava, pratica appresa durante i laboratori di biologia, era incuriosito da come fossero fatti internamente e come funzionassero.I chiari segni di ciò che Jeffrey sarebbe poi diventato possono rintracciarsi in queste pratiche. Importante è sottolineare che jeff ,a differenza di altri serial killer che da bambini mostravano chiari segni di crudeltà verso gli animali, catturandoli e uccidendoli sadicamente, non ha mai ucciso animali, né mostrato mai alcuna crudeltà o aggressività verso di loro.
3) Un giorno portò a casa una provetta di sangue presa dal laboratorio in cui lavorava e ne bevve un po’; a suo dire, voleva sapere che gusto avesse , era mera curiosità; ma alla luce di quello che sarebbe poi successo, potremmo ipotizzare fosse ben altro.Un mero tentativo di stabilire un contatto con quelle turbolenti , misteriose e inspiegabili esigenze di Natura primitiva, riconosciute dalla tradizione pagana prima che la civilizzazione li inducesse a negarle, ma che, in realtà , non sono mai state negate del tutto, e che la società e , soprattutto, la religione hanno cercato, nel corso dei tempi, di tenere sotto controllo. L’essenza di queste forze è data dalla loro irresistibilità; non sono contingenti , ma costanti ed immutabili. Non possono cambiare, o essere combattute, perché esse rappresentano il ciclo senza fine della terra, la sua infinita progressione e regressione, un movimento che non troverà mai fine, ma solo rigenerazione propria.
Con questo non voglio dire che Jeffrey si fosse documentato riguardo questo argomento, ma che non ‘potendo’ adeguarsi ,alle norme sociali, ne riconoscersi in esse, uscendo da qualunque forma di civiltà, abbia trovato qualche barlume di riconoscimento e di chiarimento nel caos primitivo. Era alla ricerca del suo demonio, il suo guardiano personale. Bere il sangue era stato probabilmente una inconscia iniziazione in quel mondo e nelle sue profonde e pre -umane spiritualità . Il sapore del sangue non gli piacque, lo sputò via, non era quella la sua strada. Ma avrebbe trovato in futuro altre vie, e si sarebbe unito, gradualmente, con quella entità maligna che era, invece, dentro di se.
Quali motivazioni si celano , realmente , dietro i suoi omicidi?
Un disegno fatto dallo stesso Jeffrey, nel Novembre 1991, potrebbe essere la chiave per risolvere l’enigma.L’immagine ritrae un tavolo nero su cui poggiano otto crani cerati; agli estremi del tavolo ci sono due scheletri e dei bruciatori di incenso. Il tavolo poggia su un tappeto nero e ha dinanzi una sedia nera. Più in alto, c’è un quadro affisso al muro, una finestra con tende, il tutto illuminato da luci .
L’intenzione di Jeffrey era quella di costruire un tempio con i resti delle sue vittime, allo scopo di ricevere poteri speciali ed energie soprannaturali.
La dott. Becker alla quale Jeff mostrò il disegno, durante il processo dirà “ stava cercando di ottenere poteri speciali che lo avrebbero aiutato sia socialmente che economicamente” .Questa affermazione si basava su ciò che Jeffrey , durante un loro incontro, le aveva detto. Ma Jeffrey , in realtà, non diede mai una spiegazione chiara ed esaustiva riguardo il suo progetto, fu sempre molto vago a riguardo.Quando gli fu chiesto in aula a cosa mirassero quei poteri, egli rispose che non lo sapeva.
A mio avviso, la risposta data alla dott. Becker non era altro che un modo per dimostrare la futilità e l’inutilità di quella domanda, alla quale Jeff non avrebbe mai risposto sinceramente .La domanda era futile , e la risposta a cui gli specialisti hanno dato credito, banale. La mia opinione è diversa .
Non credo che questi poteri di cui voleva essere investito, mirassero ad un riconoscimento sociale , né a migliorare la sua condizione economica. La mia idea è che dietro quel disegno si nascondesse un piano preciso che, sebbene fosse frutto di una mente oscurata, aveva in quella oscurità un proprio raggio di luce.Analizzando gli omicidi è evidente che Jeffrey aveva cercato, procedendo per tentativi, di creare alcune condizioni che per lui sarebbero state ideali per il soddisfacimento delle proprie esigenze:
1) Il primo tentativo (e per lui sarebbe stata la condizione migliore ) è stato quello di avere una persona viva, dalla quale avrebbe potuto sentire il battito e il respiro, da tenere sempre con sé. Ma , come detto, trovare una persona che rimanesse accanto a lui per sempre, e accettasse i dettami di quella mente deviata, sarebbe stato impossibile.
2) Il secondo è stato quello di avere una persona non cosciente.
3) Il terzo è stato quella di ‘creare degli zombi ’, creature prive di volontà.
Questa terza condizione potrebbe essere vista come una risultante dell’unione tra le due precedenti.Potremmo considerare il terzo tentativo come lo scopo ultimo della sua ‘missione’. Aveva finalmente trovato,o credeva di aver trovato, ciò che per anni aveva affannosamente cercato.
La leggenda degli zombi è legata ad una tradizione Haitiana .Secondo le credenze popolari di Haiti, infatti, alcuni sacerdoti, definiti stregoni, investiti di poteri speciali , erano in grado di catturare una parte dell’anima di una persona ,inducendo in questa uno stato di letargia che rende come morto un essere vivente. Era possibile richiamarli alla vita,anche dopo sepolti, rendendoli loro schiavi.
La mia idea è che Jeffrey conoscesse bene questa tradizione e che, avendo fallito nei suoi precedenti tentativi di creare zombie, tramite la lobotomia, avesse deciso di provare un’altra strada.Il tempio sarebbe stato,in quest’ottica, una sorta di altare sacrificale, mediante cui avrebbe ricevuto quei poteri speciali di cui parla. Tali poteri gli avrebbero permesso di entrare in contatto con gli spiriti e diventare anch’egli una sorta di stregone,un essere capace di fare ogni cosa , tra cui creare i suoi schiavi sessuali, esseri che avrebbe potuto controllare a suo piacimento e attraverso cui avrebbe, finalmente, potuto affermare il suo sé, e al contempo, concretizzare tutte le sue fantasie. Ma , il tempio sarebbe stato anche un mezzo che gli avrebbe permesso di volare più in alto di quanto non fossero in grado di fare le persona comuni, tramite le gioie comuni.Il tutto calato in una dimensione intima, privata, che fosse inaccessibile al mondo esterno. Voleva creare il suo impero, una realtà parallela a quella sociale della quale non aveva mai potuto far parte. Era stato imprigionato, fin a quel momento, in un mondo nel quale si era sempre sentito un ospite indesiderato, era , dunque,arrivato il momento di creare un proprio mondo. L’unico posto sulla terra in cui si sarebbe sentito a suo agio, in cui si sarebbe sentito, finalmente, accettato e libero. Il tempio sarebbe stato la sua creazione, la sua rinascita. Entrare in questa dimensione sarebbe stato impossibile anche per gli specialisti. E se qualcuno di essi fosse riuscito ad invadere questa intimità, sarebbe stato solo per distruggerla. L’obiettivo dello psichiatra è curare il serial killer , rendendolo un individuo simile agli altri, privandolo , cioè, di quella identità che , seppur insanamente, gli fa sentire che esiste. In Jeffrey vedo un uomo che fino alla fine, nonostante le sue confessioni, nonostante il suo collaborare con gli specialisti, ha cercato di preservare la sua intimità e la sua dimensione, dal resto del mondo. Ha detto, secondo me, ciò che ha voluto dire ( e forse è stato anche sincero), ma ha omesso ciò che non voleva si sapesse. In quella dimensione , avrebbe avuto il pieno controllo della sua vita, il pieno controllo sul sesso, sul passato ,sul mondo, su tutto ciò che non era mai riuscito a controllare. Seduto lì ,dietro al suo tavolo nero,Jeffrey Dahmer avrebbe , finalmente, trovato la pace. “ It was a place where I could feel at home”[5] Jeff è partito da un obiettivo, avere qualcuno accanto, e ha cercato di raggiungerlo, utilizzando gli unici mezzi che conosceva Alla domanda se fosse realmente tanto simpatico, rispondo con un non lo era. In realtà, quella simpatia non era altro che un modo per ammaliare tutti coloro che gli stavano intorno, soprattutto in sede processuale. Alla stessa esigenza risponde, a mio avviso, la sua disponibilità a collaborare con gli investigatori e con gli specialisti. Era un uomo estremamente intelligente che ha voluto dare l’ultima immagine di sé, quella dell’uomo malato di mente( che fu poi portata avanti dal suo difensore e sulla quale fu basata tutta la strategia difensiva) allo scopo di nascondere una realtà ben più cruenta e impossibile da accettare; un mero tentativo di essere compreso e ,in qualche modo, giustificato. O forse un ultima sfida col mondo, un ultimo tentativo di fregare gli altri, dimostrando ,ancora una volta, la sua superiorità. Paola R.
carissima,Dottoressa Paola..è con grande stima che ti do l’appellativo di Dottoressa,in quanto dopo aver letto il tuo articolo, non distinguerei se lo ha scritto una laureanda in lingue, o una dottoressa affermata.i miei complimenti riguardo ai contenuti che hai citato e anche alla forma,che è molto chiara e questo è importante in quanto fa capire chi fosse quest’uomo.
Aggiungerei soltanto un aspetto che secondo me merita.
Il rapporto con il padre.
Questi era un biologo,di una certa cultura,intelligente, e di sicuro non maltrattava il piccolo Jehffry. cio che però è importante, è che questo padre era una figura Assente, e questo secondo me ha contribuito parecchio nell’assenza di un super-io, di una legge morale dentro la personalità del futuro serial killer. Il che unito a tutti gli aspetti sopra citati (curiosità morbosa per gli animali morti, problemi al parto, madre depressa,angoscia di castrazione,ecc) ha portato a commettere questi atti.Non dimentichiamo che una personalita antisociale(come quella di quasi tutti i serial killer), è colei che comunque mette in pratica i suoi impulsi, priva di un super io, di una moralità che fermi tali impulsi e desideri.
in conclusione, rinnovo i miei complimenti per questo eccellente lavoro.
Caro Dott. Rispoli, la ringrazio tanto per i suoi complimenti. Ha perfettamente ragione riguardo la figura del padre di Jeffrey.
Il rapporto tra Lionel Dahmer e suo figlio è un aspetto fondamentale, che ho, tra l’altro, trattato nel mio lavoro sui Serial Killer, inserendolo in un discorso molto più ampio. Purtroppo , non avendo potuto inserire qui il lavoro integrale, ho omesso, come lei giustamente mi faceva notare, un tassello importante. A dire il vero, ci sono tanti altri aspetti che secondo me andrebbero valutati e analizzati, e volendo ci sarebbero tante altre cose da dire.
Il mio parere è che su questo caso siano state diffuse alcune informazioni, a mio avviso, false (una tra tante che jeff fosse un cannibale), e soprattuto , si siano fatte ipotesi basandosi meramente su ciò che era stato detto da altri, e non sui fatti reali, e ciò ha creato un pò di confusione,allontanandoci dalla reale comprensione di questo individuo.
Ovviamente, queste sono considerazioni(giuste o sbagliate ) del tutto personali e come tali vanno interpretate.
Le rinnovo il mio grazie per il SUO giudizio( è stato fin troppo buono) che per me ha significato tanto, data la stima che ho per lei.
Paola
Complimenti per gli argomenti trattati. Vi segnalo (casomai non ne foste a conoscenza) il primo sito italiano di Intelligence e Criminologia: http://www.crimelist.it
Egr. dott. Rispoli,
spiace molto acclarare un dato davvero sconcertante.
Ho letto il tema assegnato ai suoi lettori circa la possibilità di stilare - cito sue testuali parole - “una perizia psicologica su Dahmer”.
Vorrei farle notare, per quanto sia arduo, ma doveroso, che l’art. 220, comma 2° del c.p.p (Codice di procedura penale) vieta in maniera tassativa la PERIZIA PSICOLOGICA su un soggetto adulto.
Non è assolutamente possibile quindi, pur nelle buone sue intenzioni, parlare di perizia e/o indagine psicologica sulla personalià di un soggetto adulto ai fini della sua abituale propensione al reato.
Mi consenta questo appunto tanto che, leggendo i commenti al tema assegnato, i pochi che le hanno risposto, vuoi per non conoscenza della legge, vuoi perchè traviati dalla mediaticità di un blog ove “pur bisogna scrivere qualcosa”, sono stati indotti nell’errore di considerare possibile una perizia psicologica su di un adulto, nel caso di specie, un serial killer come Dahmer.
Spero, nella migliore delle congetture, si sia trattato di una sua svista nell’avallare l’infondata tesi di una possibile perizia psicologica su di un soggetto adulto e che quindi provveda ad un apposita e dovuta revisione del suo messaggio.
Nella peggiore, viceversa, sarebbe grandemente penoso credere che un professionista che si firma dottore in psicologia e CRIMINOLOGO, ignori norme fondamentali poste alla base della sua professione e del suo esercizio.
Egregio signor “IL CRIMINOLOGO”, lei non si firma con il suo vero nome, ma per me capire la sua identità non sarà certo un problema.
Le rispondo con cortesia come ho risposto a tutti coloro che hanno voluto inserire dei commenti nei miei interventi, a volte per ringraziare, a volte per ampliare e discutere, altre anche per criticare e correggere. Ma per fortuna siamo in un paese liberale, e a parte gli insulti è gradito ogni genere di commento perchè frutto di un pensiero, di una mente attiva.
In questo caso l’intervento è ancora più gradito perchè fatto da un “professionista”, e soprattutto perchè serve a correggere un errore nella dicitura del titolo: la legge si sa vieta che la perizia sia psicologica, ma psichiatrica;inoltre si capisce benissimo, che in questo contesto non è assolutamente possibile fare una “perizia” nel senso pieno della parola, ma il tutto è limitato a un puro esercizio della mente e della penna per cercare di immaginare (compito aperto a professionisti e non)cosa passa nella mente di un serialkiller secondo voi.
Infatti,come scrivo alla fine del post,cito testuali parole: “ricordate che lo scopo di questo Blog è esprimere le proprie idee, pensieri,conoscenze, per quanto possano sembrare sciocchi… è un esercizio della mente, un gioco, un momento di crescita, uno scambio, ma non una perdita di tempo !!!! perciò scrivete, scrivete, scrivete!!!!! Dony.”
Come vede mi firmo con un diminutivo amichevole del mio nome e non con l’appellativo del dottore.
Ma posso anche capire che queste cose le abbia scritte alla fine del mio intervento, e che lei magari non ha avuto la voglia e il tempo di leggere fino in fondo quello che c’era scritto, mi permetta di pensare che forse, fosse già troppo concentrato sul commento di critica.
in ogni modo la ringrazio per la precisazione per quanti come lei gradiscono o esigono i puntini sulle I, le voglio inoltre ricordare come faccio in ogni mio intervento che questo non è un sito specialistico sulla criminologia ma è un blog aperto a tutti coloro che vogliano scrivere ogni sorta di pensiero usando anche a volte un linguaggio non IDONEO O NON PROFESSIONISTICO al fine di FARSI CAPIRE DA TUTTI, ANCHE DAI NON ADDETTI AI LAVORI. Inoltre non saprei nemmeno come modificare il testo di un intervento già pubblicato ecco perchè non ho potuto provvedere alla modifica.
Concludo ringraziandola ancora per la precisazione, e per l’impegno sui sostantivi e verbi NOTEVOLI ED ECLETTICI da lei utilizzati,e la invito magari a commentare qualora lo voglia altri post pubblicati su questo blog, e perchè no a pubblicarne di nuovi anche lei. Vedrà che non mancheranno le risposte.
Con stima, Donato Rispoli
L’appunto che lei non sappia o ignora come modificare un messaggio su un blog non la giustifica in alcun modo dal fatto che lei ha fornito un informazione erronea su di un aspetto fondamentale della disciplina normativa in ordine allo strumento della perizia.
Provocando in chi la legge e che ignora la materia, il ripetersi inevitabile dell’errore in cui lei stesso è caduto. Legga per cortesia la risposta di Mirella e si accorgerà della sua “disattenzione”
Diversamente e meglio avrebbe potuto fare , anzichè rifugiarsi in iperboliche giustificazioni in ordine alla impossibilità di modificare ciò che si era già scritto in un blog, lasciare un commento di RETTIFICA dell’errore in cui è o era caduto. E tutto si sarebbe risolto.
Ma non lo ha fatto!
Lasci ad altri più competenti l’esercizio dell’indagine sulla mia identità, che non ho difficoltà a fornirle, nonostante mi sia firmata come il Criminologo.
Se non ha letto il mio indirizzo mail, lo fornisco in questo post, così avrà modo di visualizzarlo.
Mi chiamo Erica, appassionata di scienze criminologiche e perito presso il tribunale di Roma, mail : newerica@libero.it
Lascio ad altri l’interpretazione circa il modo a dir poco arrogante con cui ha risposto. Evidentemente si sente scottato dal fatto che si critichi un suo errore e lo si mette in rilievo.
Ma lei forse si sente infallibile?
Illustrissimo “il criminologo”,
dopo averle fornito già la risposta alla sua precisazione, il punto interrogativo finale al suo ultimo commento suscita per forza di cose una seconda risposta da parte mia.
Non so dove abbia visto l’arroganza della risposta, specie dopo aver fornito il debito chiarimento.
Non capisco perchè voglia attribuirmi un senso di infallibilità, io proprio che stimolo e incoraggio chi sbaglia (sottolineandolo in tutti i post), perchè dalla vita ho imparato CHE SOLO CHI NON FA NIENTE NON SBAGLIA MAI !
E soprattutto, non dandomi ulterori elementi di discussione ma ritornando sullo stesso punto anche dopo i miei chiarimenti, qualcuno potrebbe leggere quasi un desiderio di avere l’ultima parola.
Concludendo la ringrazio ancora per la precisazione opportuna e intelligente. Davvero non so come farle capire che sono d’accordo su questo, ma temo che ancora le sfuggano gli scopi e gli obiettivi del blog fatto da giovani che cercano solo di “stimolare” delle menti, e non di stilare vere perizie; in quanto le perizie si fanno ai tribunali e non sui blog!
Jean Jaurès diceva: Dare la libertà al mondo è una strana impresa piena di rischi.