Carl Gustav Jung ed i Septem Sermones ad Mortuos
Marzo 15, 2007 di Francesca
Questo spirito della verità e della conoscenza è lo Spirito Santo da cui Cristo è stato generato. Esso è lo Spirito della procreazione fisica e spirituale che, da ora in avanti, dovrebbe stabilire la sua dimora nelle creature umane. Siccome egli rappresenta la terza persona della divinità, ciò equivale al fatto che Dio venga generato nell’uomo-creatura…questi si trova così innalzato, in un certo senso, allo stato di figlio di Dio e di Uomo – Dio.
Carl Gustav Jung, 1938

Il 1913 fu l’anno della famosa rottura fra Sigmund Freud e Carl Gustav Jung: una delle differenze teoriche più profonde tra i due psicoanalisti consisteva proprio nel fatto che mentre Freud considerò l’inconscio come formatosi intorno a un materiale psichico primariamente o secondariamente rimosso, Jung lo descrisse come fonte originaria della vita psichica [La mia vita, recita l’incipit della sua autobiografia, è la storia di un’autorealizzazione dell’inconscio].
C’era sempre, nel mio intimo, la sensazione della presenza di qualche cosa di diverso da me stesso: come un soffio che spirasse dal grande mondo delle stelle e dallo spazio infinito, o come uno spirito invisibile - lo spirito di qualcuno scomparso da molto tempo, eppure eternamente presente, fin nel lontano futuro. Pensieri di tale sorta erano circondati da un’aureola luminosa.
Carl Gustav Jung, 1961.
Di fronte alla potenza di questi contenuti psichici «altri», Jung avrebbe potuto reagire tentando di considerarli soltanto come frutto di un’eccessiva fantasia oppure cercare di rimuoverli o di negarli. Egli invece decise di provare a capirne il significato, e attraverso questa scelta giunse a scoprire che questi contenuti di tipo psichico, oltre che inquietanti e terrifici, potevano essere anche portatori di soluzioni e di crescita.
Inoltre, Carl Gustav Jung fu uno studioso dello gnosticismo, movimento filosofico – religioso diffuso nel II e III secolo dell’era cristiana. Il termine gnosticismo deriva dalla parola greca gnósis [γνῶσις], «conoscenza», e si riferisce una sorta di insegnamento segreto riservato da Gesù solo a pochi dei suoi discepoli. Nello gnosticismo, con il nome Abrasáx [Aβρασάξ], si intende il platonico Demiurgo ovvero il creatore del mondo materiale.
Così, nel 1916, Jung nei panni di Basilide - gnostico nato ad Alessandria del II sec. d.C. – produce, probabilmente in trance, i Septem Sermones ad Mortuos [1916]. Secondo Jung, Cristo e il demonio sono emanazioni ugualmente potenti ma opposte del Padre: di conseguenza Satana dovrebbe essere identificato come quarta figura nella Divinità [trasformandola, appunto, da Trinità in Quaternità].
Inoltre, questa reinterpretazione della Trinità, nella lettura junghiana, intende ripristinare il posto dell’ombra, l’aspetto oscuro [rappresentato appunto dal demonio] che, secondo il Cristianesimo, deve essere tenuto segreto: relegarlo nell’inconscio vuol dire generare problemi di ogni genere, da quelli di ordine psichico a quelli di ordine religioso [Jung, 1938].
Non m’aspetto da nessun cristiano credente che continui a seguire il corso di questi miei pensieri, che forse gli sembreranno assurdi. Io non mi rivolgo, infatti, ai “beati possidentes” della fede ma a quella moltitudine per cui la luce è spenta, il mistero sommerso, e Dio è morto.
La stesura del libretto è anticipata da un fenomeno definito “paranormale” [Catalano, www.mclink.it]: nella sua autobiografia, Jung racconta che i suoi figli, ancora piccoli, vedono degli spettri vagare per la casa, disturbare il loro sonno; capita anche che il campanello di casa suoni spesso senza nessuno lo suoni.
Tutta la casa era come abitata da una folla di gente, come se fosse stipata di spiriti. Si affollavano fin sotto la porta e si aveva la sensazione di poter respirare a fatica.
Carl Gustav Jung, 1961.
Jung si spaventa quando questi fantasmi iniziano a cantare: “Ritorniamo da Gerusalemme, dove non abbiamo trovato quel che cercavamo”. Dunque l’autore inizia a scrivere febbrilmente, in tre sere, i Sette sermoni.
I Sermoni sono la prima manifestazione di quella complessa concezione junghiana, che volge al riconoscimento, all’integrazione e al bilanciamento fra il polo positivo e quello negativo. In chiave gnostica è il rivelamento di Abraxas; in chiave analitica è la presa di coscienza dell’Ombra, il ‘lato oscuro’ della nostra totalità psichica; in chiave cristiana, è l’accoglimento di Lucifero come quarta figura della Trinità.
Walter Catalano, www.mclink.it
In chiusura di questo documento, Carl Gustav Jung aggiunse un incomprensibile anagramma, anch’esso segreto, di cui non volle mai svelare la chiave:
NAHTRIHECCUNDE
GAHINNEVERAHTUNIN
ZEHGESSURKLACH
ZUNNUS.
BIBLIOGRAFIA
Carl Gustav Jung, Psicologia e religione, 1938, Bollati Boringhieri.
Carl Gustav Jung, Septem Sermones ad Mortuos, 1916, Bollati Boringhieri.
Carl Gustav Jung, Riflessioni, sogni, ricordi, 1961, Bollati Boringhieri.
James Hillman, Il demoniaco come eredità di Jung, in Presenza ed eredità culturale di C. G. Jung, Cortina, Milano 1987.
Walter Catalano, Il Giardino dei Magi, in www.mclink.it
Complimenti per l’articolo è interessantisimo e molto bene documentato! Mi vengono in mente molte domande…hanno avuto continuita queste teorie? Essistono piu autori che parlano dalla figura dalla Quaternità? Grazie! E ancora complimenti per il blog
Sono uno psichiatra e psicoteraupeuta di formazione eclettica, ma anche forte simpatizzante di Jung.
Mi permetto qualche libera associazione di idee, stimolato dal bell’articolo di questo sito.
Il Grande Quaternario è, anche, nella concezione cabalistica, il sacro Tetragrammaton.
Lo Jod He Vau He è non solo la completezza del trinario superiore orientato all’evoluzione e alla aggregazione, ma anche il Deus Jaldabaoth caro alla Gnosi, la polarità bassa di Dio, il “fattore” pasticcione del mondo in cui viviamo, contrapposto al “Creatore” superiore.
Mi piace fare riferimento al bellissimo film “I cento chiodi” di Ermanno Olmi, in cui il tema del giudizio di Dio da parte dell’uomo è paradossalmente esplicitato come grido di ricerca di senso dell’uomo che si sforza di capire il significato del dolore, al di là della croce e dei dogmatismi obsoleti e per nulla rassicuranti di certo devozionismo.
La polarità demonica del Deus inversus (Daimon est Deus inversus) si sostanzia nel secondo He del sacro tetragrammaton e nella triplicità inferiore della stella di Salomone.Inoltre, sette è, come numero, la somma di 4 (binario ricettivo femminile duplicato, come la terra umida, per accogliere il seme) e 3 (ternario maschile igneo, lo Shiva della Trimurti induista).
Per non dire nulla del simbolismo del sacro settenario nell’astrologia classica e nelle altre “arti”.
Credo che Jung si sia ispirato anche al catarismo:
la peculiarità di questa eresia tanto invisa a Roma da indurla (innocenzo III) a indire una crociata sanguinosissima in Occitania per soffocarla ( o per strappare ai catari il segreto del Graal?), risiede proprio nel cogliere l’ambiguità di Dio, o se si preferisce, la sua doppiezza.
Basta pensare al Dio collerico, geloso e violento dell’antico testamento. Ma anche a certa aberrante teologia cattolica preconciliare che vorrebbe far credere che Dio si diverta a scagliare croci sui poveri esseri umani, per punirli.
Lo stesso sacrificio di Cristo in croce rischia di diventare, qualora non illuminato da una lettura umanistica e simbolica, l’orrido atto di immolazione di una vittima al Moloch babilonese.
Quando Dio entra nel tempo, si demonizza, poiché si riveste di materia e di limiti alla sua infinità.
Ma Lucifero non è solo un antagonista.
Anzitutto egli non è Satana (definito invece, correttamente, l’Avversario o “Antecessor”); è stata una erronea intepretazione di ignoranti teologi medievali a farli coincidere, tramite una viziata lettura di un passo del libro di Isaia in cui il re di Babilonia è considerato alla stregua di Lucifero.
Lucifero è , piuttosto, secondo Rudolf Steiner, l’astro luciferico che viene a portare luce e discernimento, Lucifero-Venere, la stella del mattino.Certo, ad un certo punto, si involve e si smarrisce, ma non per sempre.
L’Eone di Michele lo riporta sulla giusta Via.
L’antroposofia sostiene, non diversamente da Jung, che anche l’emanazione oscura dell’En-soph, alla fine dei tempi, quando il Grande Anno della consumazione-redenzione finale divamperà, sarà salvata.
Perché un Dio perfetto non può non avere a cuore la salvezza di tutti, anche degli spiriti che dimorano nelle oscurità abissali dell’Ombra.
Il Pleroma gnostico, non a caso, è il punto di ritorno finale di tutti gli spiriti, anche di quelli decaduti per la ribellione alla luce superiore, anche dei sette morti che si aggirano irrequieti nella Notte del nostro Inferno.