STALKER
Marzo 12, 2007 di Dott.DiMarino
“Pedinano la loro vittima, le scrivono, le telefonano in continuazione, cercando in ogni modo di far parte della sua vita. E anche quando non ricorrono alla violenza, a volte distruggono la persona che dicono di amare…”
Non riescono a pensare ad altro che alla persona che li ha lasciati o che vorrebbero possedere a ogni costo. Le scrivono lunghissime lettere , ma appena possono la seguono, cercano di sapere dove va e chi incontra, tentano in ogni modo di stabilire un contatto diretto. A volte sono travolti dalla rabbia o dalla brama di vendetta per l’abbandono di cui si ritengono vittime. Lacerati fra nostalgia e disperazione, percepiscono il loro desiderio quasi come un dolore fisico. Questi comportamenti irrazionale non sono insoliti negli amanti delusi. E, in genere, passano abbastanza presto. Ma cosa succede se persistono , e i tentativi di allacciare o riallacciare un rapporto si trasformano in un inseguimento angoscioso, una molestia intollerabile carica di minaccia che distrugge la vita di chi ne è la vittima? Quant’è che un atteggiamento amoroso oltrepassa i limiti della normalità e diventa persecuzione? Tale fenomeno, ha catturato l’attenzione solo negli ultimi vent’anni, soprattutto per alcuni casi che hanno coinvolto personaggi pubblici, come la cantante Madonna, diffondono l’erronea convinzione che si tratti di un problema che colpisce solo i ricci e i famosi. In raltà, le fissazioni e le persecuzioni amorose sono antiche quanto la storia dell’unomo. Se ne trovano tracce nell’antica gracia, dove un esempio ci viene dalle pagine di Metamorfosi di Ovidio in cui si racconta l’inseguimento di Dafne da parte di Apollo. La drammatica conclusione della storia, Dafne preferisce farsi trasformare in albero di alloro piuttosto che cedere. Ciò che più colpisce in questa storia sono le parole rivole dal dio alla ninfa in fuga, parole che riprendono un tema centrale dello stalking: ” Io non sono un nemico, amor est mihi causa sequendi, è per amore che ti inseguo”.
Il concetto di stalking deriva dal linguaggio venatorio inglese, e descrive l’appostamento e l’inseguimento della preda. Anche lo stalker tende continui agguati alla propria vittima. La pedìna, e tenta incessantemente di avvicinarla, per telefono, per lettera, o fermandola per strada. Alcuni stalker inviano regali o oggetti bizzarri, spesso con intento di terrorizzare, per es. collage di foto della vittima in cui i volti sono stati sostituiti con teschi. Oppure diffondono calunnie sul suo conto e cercano di renderle la vita difficile ordinando beni o servizi a nome suo facendole cancellare, a sua insaputa , la fronitura di gas o la carta di credito. A volte, lo stalker passa all’azione: la violenza può essere rivolta direttamente contro la vittima, ma anche contro i suoi parenti e conoscenti, e persino contro estranei, che il persecutore collega in qualche modo alla vittima. Inoltre, non sono rari episodi di attacchi contro la sua macchian o il suo animale domastico o tentativi di introdursi in casa. Le motivazioni sentimantali non sono le uniche (gli stalker possono essere mossi da altre ragioni, come il desiderio di vendetta), ma il gruppo più numeroso e diffuso è quello degli ex partner che non si rassegnano alla fine della relazione.
Ma cosa spinge una persona a perseguirne un’altra che afferma di amare? Uno studio svolto dall’Università di Darmstadt, tra il 2002 e il 2005, ha intervistato un centinaio di stalker contattati in anonimo via internet. Dall’anamnesi delle risposte è emersa una percezione della realtà distorta: nonostante l’insuccesso dei loro tentativi, quattro stalker su cinque hanno dichiarato di voler perseverare nei loro comportamenti, affermando in gran parte dei casi di essere legati alla persona “per destino”. Un terzo degli intervistati era convinto di riuscire a piegare la resistenza della vittima perchè in fondo lo voleva anche lei. Un terzo si sentiva obbligato a “prendersi cura” della persona amata. Da queste affermazioni è chiaro che chi è preso di mira da queste affermazioni può respingerle quanto vuole: i suoi rifiuti non saranno mai accattati. Dalle indagini sugli stalker emerge un quandro psicologico disturbato, anche se non sempre patologico. La cosiddetta “paranoia da abbandono”, in cui l’amante lasciato non riesce a pensare ad altro cha all’amore perduto, è un fenomeno comune, che tuttavia ha una durata limitata nel tempo e degenera in comportamenti persecutori o addirittura violenti solo quando si innesta su problemi preesistenti. Gran parte degli stalker, infatti, soffre di disturbi come depressione o dipendenza da sostanze d’abuso, oppure di qualche forma di disturbo della personalità, quali comportamenti antisociali, narcisistici o borderline. Solo nei casi più seri si può parlare di psicosi, in genere di tipo paranoico, oppure di schizofrenia. Nel 2005 lo psicologo J. Reid Meloy, dell’ Università della California e l’antropologa Helen Fisher hanno individuato alcune alterazioni nella chimica del cervello di alcuni stolker, alterazioni che a loro avviso suggeriscono un parallelismo tra i comportammenti di tipo persecutorio e la dipendenza da sostanze d’abuso. L’imaging cerebrale ha rilevato una produzione di dopamina, il neurotrasmettitore associato al sistema di ricompensa del cervello, e che secondo la Fisher non è raro trovare in maggiore quantità negli amanti infelici. “Appena scompare l’oggetto dell’amore, si rafforza l’attività dei circuiti cerebrali che producono i desideri più intensi”, spiega la ricercatrice. Al tempo stesso, però, negli stalker si registrano bassi livelli del neurotrasmettitore serotonina, che da un lato favorisce gli stati ossessivi e dall’altro l’umore depresso e gli stati d’ansia.
Spero di aver fatto cosa gradita nell’espletare tale agomento.
Scrivete, scrivete, scrivete e buon blog a tutti.
articolo estratto dalla rivista “MENTE E CERVELLO”
Apollo disse anche: “Nescis, temeraria, quem fugias, ideoque fugis”…
E difatti, Dafne non sapeva chi fuggiva, e per questo fuggiva.
D’altrocanto, questo è Ovidio, ma Apuleio stesso, nell’Asino D’Oro, ci dice che non bisogna mai guardare in faccia l’amore, se si vuole che questo duri a lungo…
E’ la vicenda di Amore e Psiche, e del loro idillio che finisce nel nulla si volatilizza nel momento stesso in cui ella sceglie di accendere la lanterna e guardarlo in viso…
A quanto pare gli stalker non sono molto d’accordo, ed è per questo che inseguono tanto la persona amata.
E, volendo esagerare con le esemplificazioni letterarie, perchè non citare anche Platone? Nel Simposio, infatti, attraverso il discorso di Fedro, sostiene che soltanto chi ama, e non chi è amato, possiede la vera felicità, perchè è l’unico nella diade ad essere posseduto dal Dio Amore.
Concetto che non mi trova proprio d’accordo: a mio avviso, infatti, chi ama soffre tantissimo, perchè si strugge in pene d’amore [vedi, appunto, gli stalker]… chi è amato, per dirla con le parole di Luciano De Crescenzo, “al massimo, si annoia”.
Mi complimento con il collega per la precisione e l’originalità dell’articolo.
grazie per i complimenti!!!
Nel Simposio il discorso di Fedro, in effetti, non espone affatto il punto di vista di Platone sull’amore: questo viene espresso, come di consueto, attraverso il discorso di Socrate, che a sua volta riferisce le parole di Diotima.
E da quest’ultimo discorso risulta evidente che chi ama si trova in uno stato di gravissima mancanza e perciò di profondissima infelicità.
Grazie per avere messo in rete queste informazioni: internet pullula di stalkers, ed è utile avere ragguagli in proposito.
Una informazione: ma Fedro non dice anche che gli dei concedono maggior favore all’amore dell’amato verso l’amante e non viceversa? Quindi non dovrebbe, secondo lui, essere più centrale la figura dell’amato e non quella dell’amante?
Grazie per questi spunti veramente interessanti che condivido appieno. Qui però si vede solo la prospettiva dell’amante ma non dell’amato. La mia domanda è: non potrebbe a volte succedere che anche l’amato possa avere dei comportamenti patologici? Per esempio quello di colpire ancora l’amante e indurlo sempre all’inseguimento di sè? Mi verrebbe da pensare ad una persona narcisista a cui piace avere sempre qualcuno al proprio seguito. Un esempio che spesso accade: quando un rapporto finisce perchè l’amato non è più soddisfatto dell’amante, conoscendone molto bene le caratteristiche ed essendo in parte magari ancora coinvolto in qualche maniera, puo’ colpire i punti deboli dell’amante, il quale, per diverse ragioni inizia ad attuare quella sorta di inseguimento che diventa poi spesso doloroso e patologico.