AMORE E DIPENDENZA AFFETTIVA
Marzo 11, 2007 di Dott.Abbondanza
In questo articolo mi piacerebbe parlare dell’ amore e della dipendenza affettiva, un argomento che ha richiamato da sempre parecchi dibattiti; prima di tutto bisogna distinguere nell’ amore differenti fasi: la prima su tutte è l’idealizzazione della persona amata colma di passione e fantasie, il desiderio è sempre più forte è irrefrenabile, l’ oggetto di amore diventa sempre più parte del nostro mondo fino ad entrare completamente in esso, nel momento in cui l’ idealizzazione finisce il rapporto si trasforma e l’altro diventa sempre più reale, si notano i pregi e difetti della persona e si passa da una fase idealizzante ad una progettuale.
L’ amore è caratterizzato dall’ interesse della soddisfazione dei propri bisogni di attaccamento, che nascono per Bowlby dal bisogno di sicurezza e protezione che ognuno di noi ricerca per poter poi esplorare il mondo con energia e serenità,e dal desiderio dall’ unione fisica e mentale con l’ altra persona in una relazione genitale completa.
Quand’ è che l’ amore diviene una malattia?
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Quando diventa un ossessione che lascia sempre minori spazi all’ altra persona
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Quando entrambi rinunciano al proprio mondo per fondersi sempre di più
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Quando la paura di perdere l’ amore e dell’ abbandono diviene una costante nella nostra vita
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Quando c’ è una totale chiusura nei confronti dell’ esterno, rinunciando ad ogni forma di interesse personale .
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Quando l’ altro diviene più importante a discapito di ogni parte di noi stessi.
Un’amore autentico nasce dall’incontro fra due unità e non due metà. (Roberto Cavaliere)
Tenetevi gli uni accanto agli altri, ma non troppo vicini, così come le colonne del tempio si ergono a distanza, come il cipresso e la quercia non crescono l’uno all’ombra dell’altro.
(Kahlil Gibran)
Complimenti Bruno..sintetico ma molto efficace.Complimenti anche alle due citazioni riportate: riassumono e centrano il punto.
Hai fatto bene a ricordare come per un amore sano siano importanti queste due cose:
1. l’unità dell’io: ovvero ciascuna persona è giunta a costruire un io, una personalità stabile e matura
2. la vicinanza tra i partner: nè troppo vicini nè troppo lontani
sai leggendo il testo mi venivano in mente esempi di persone con disturbi di personalità borderline e di attaccamento, ma anche “TRATTI”
di personalità di ognuno di noi. E riflettevo su una cosa: in natura c’è sempre una cosa e il suo opposto. persino materia e antimateria che in fisica quantistica è uno dei concetti di piu difficile sperimentazione. E dunque mi venivano in mente i tratti opposti a quelli “DIPENDENTI” che hai citato, e cioè gli skizoidi, skizotipici, che per i non addetti ai lavori sono le persone in cui domina l’isolamento dal mondo e dalle persone. e mi veniva in mente il caso di UNABOMBER americano,il quale dichiarato genio a sei anni e con una brillante carriera di matematico davanti a 25, si ritirò dal mondo e cominciò i suoi attacchi dinamitardi da terrorista contro il “progresso” e la “scienza”.
ecco mi chiedevo tu che ne pensi a proposito del fatto che si sono “evoluti” questi tratti anaffettivi che ci portano all’isolamento stile eremita, in opposizione invece alle persone estremamente dipendenti.
mi domando molte cose: è un errore genetico che si è evoluto nella specie umana, o è qualcosa che invece riguarda il singolo individuo e la sua ontogenesi. Abbiamo il gene dell’isolamento?o è qualcosa che apprendiamo dopo numerose sconfitte-frustrazioni nella vita? i sociologi dicono che l’uomo è un animale sociale, eppure forse dimenticano queste “eccezioni”
caro Donato io sono molto affezionato a proposito di quanto hai detto al modello bio-psico-sociale che vede nell’ evoluzione personale una concomitanze di cause appunto biologiche psicologiche e sociali, come giustamente hai scritto l’ uomo è un animale sociale quindi soggetto alle pressioni del suo ambiente, cosi come esso è un essere che porta al suo interno un bagaglio fisiologico ed è soggetto ad un’ elaborazione costante di ciò che osserva quotidianamente nella sua esperienza, già scrivendo in questo blog le nostre esperienze mutano, il nostro cervello assume una forma diversa , ed è soggetto a mutamenti che vengono plasmati dalla nostra esperienza presente in memoria e dalla nostra capacità personale di elaborazione.
A proposito dei tratti “anaffettivi” patologici e di quelli “eccessivamente affettivi” sarebbe bello capire cosa porta un essere umano ad un eccessivo legame o ad un legame assolutamente distaccato, mi viene da pensare che abbiamo geneticamente una predisposizione alla socialità e che essa possa in qualche modo essere influenzata dai 3 fattori sopra citati.
La domanda che dunque mi pongo è: l’ uomo nasce predisposto ad amare?
I sostenitori delle teorie sull’ attaccamento si sono spinti a pensare che il bambino ha fisiologicamente bisogno dalla nascita di attaccarsi ad una figura di riferimento qualunque essa sia per poter ricevere nella vicinanza sicurezza e sostentamento, questione che va al di là della concezione “monotropica” di Bowlby ossia che il bambino sviluppi una relazione di attaccamento soltanto nei confronti della madre, il bambino può attaccarsi a chiunque come nel caso dei pigmei Efe una società dell’ Africa dove molte donne si prendono cura del bambino (cosicché in caso della morte della madre più figure si possano prendere cura di lui).
A proposito dei legami di attaccamento è utile ricordare che:
I legami possono svilupparsi non solo nei confronti dei genitori biologici del bambino.
Può essere anche il padre (dunque il sesso è irrilevante).
La soddisfazione di necessità fisiologiche non influenza il legame, persone che non hanno nutrito il bambino possono far scaturire forti legami.
La continuità delle cure non sembra influire ( ci deve essere una quantità però minima di interazione) come il gioco e situazioni stimolanti.
Sull’ attaccamento poi possiamo aprire tutto un dibattito sui MOI (modelli operativi interni) che il bambino acquisisce nelle interazioni con la figura di attaccamento e che si riflettono sul proprio sé, faccio un esempio: un bambino che viene rifiutato dal genitore svilupperà un modello interno basato sul rifiuto e questo si rifletterà sul proprio Sé, egli dunque svilupperà successivamente relazioni basate su questo specifico modo di interazione in cui la presenza del rifiuto è centrale.
Mi spingo dunque a pensare e su questo vorrei le vostre opinioni che un bambino successivamente schizotipico o schizioide possa essere portatore di un “deficit sociale” dovuto ad una “frustrazione sociale” ripetuta nel tempo nei confronti delle figure di attaccamento, il tutto sostenuto da una base biologica.
Sono interventi molto saggi ed eloquenti.
Ad ogni modo, è interessante riflettere sull’influenza che può avere il meccanismo di difesa dell’Identificazione Proiettiva [M. Klein, Note su alcuni meccanismi schizoidi, 1946].
Nell’amore, infatti, noi proiettiamo parti di noi, positive e negative, buone e cattive, funzionali e disfunzionali, sane e patologiche, sull’altro amato. Le nostre insicurezze, i nostri patimenti, i nostri sentimenti sono tutti affidati ad un’altra persona, che ne diventa il contenitore.
Parafrasando un delirio psicotico, a mo’ di esemplificazione, si può dire che quella persona possiede il nostre cuore, e noi, defraudati di un pezzo, esercitiamo su di lui il controllo attraverso la gelosia.
Questo controllo dell’amato sarebbe dunque, secondo questa spiegazione, mirato invece al controllo delle nostre parti scisse e proiettate su di lui.
Vi sarebbe molto altro da dire, ma non ne mancheranno occasioni.
Ringrazio i colleghi e auguro loro buon lavoro.
Dott. Diva
dott. Diva.. trovo il suo intervento davvero molto molto illuminante e giusto..amplia ancora di piu quel che stavamo dicendo sul concetto di amore. e il suo discorso sull identificazione proiettiva è una pietra miliare nel senso che non si puo fare a meno che parlarne.
dunque ancora complimenti per l’intuizione e la semplicità con cui ha descritto un concetto non sempre semplice da spiegare quando si parla di vita quotidiana e di un caso specifico come questo: l ‘amore.
il dibattito infiamma e si accresce. complimenti a tutti e ricordate che
lo scopo di questo Blog è esprimere le proprie idee, pensieri,conoscenze, per quanto possano sembrare sciocche… è un esercizio della mente, un gioco, un momento di crescita, uno scambio, ma non una perdita di tempo !!!! perciò scrivete, scrivete, scrivete!!!!! Dony
Cari dottori il mio commento è, innazitutto che in quello che avete detto nn ci trovo nulla di infiammabile,anzi vi trovo molto pacati come questa musica. E poi vorrei dire ma come si fa a chiedersi se l’ uomo nasce con la predisposizione ad amare, tutti nasciamo con una predisposizione ad amare ,Ed in base alle esperienze soggettive emotive che si hanno sin dall’ infanzia che sviluppiamo i nostri sentimenti ed emozioni.Anche il diavolo a amato Dio prima di cadere.Mi sembra ridicolo chiedersi se l’ uomo sia predisposto ad amare.