Il concetto di amore nei serial killer: i serial killer amano?
Marzo 10, 2007 di dott. Donato Rispoli
Il tema dell’amore è qualcosa di cosi dibattuto,dai tavolini di un bar fino ai grandi seminari di psicologi e sessuologi, che davvero tutti possono parlarne,discutere,e perfino scrivere articoli come questo. Per rispondere alla mia domanda nel sottotitolo, dovrei partire inevitabilmente da cosa sia l’amore. In realtà nessuno lo sa.. Evidentemente nemmeno il nostro dizionario della lingua italiana sa definirlo bene, visto che lo definisce “un affetto intenso..” ma quando per capire meglio mi dirigo a leggere cosa significa “affetto” trovo la definizione di “sentimento intenso”.. e in questa intricata rete di rimandi ad altri significati alla parola sentimento, ritorno di nuovo alla definizione di “stato affettivo..”
Il vocabolario a mio avviso omette di dire una cosa molto semplice.. soltanto chi ha la fortuna di viverlo sa cosa sia l’amore. A complicare le cose, sta il fatto che esistono diverse forme di amore: materno, paterno, fraterno, per Dio,per se stessi ma anche “amori perversi” ed è di questi che parlerò.. Iniziamo con la distinzione tra “amore parziale e totale”: Questo è un concetto difficile ma fondamentale per capire alcune questioni:davvero siamo tutti capaci di amare? Anche dei mostri come i serial killer? Se si, che tipo di amore possono provare?
Cominciamo per gradi: l’oggetto. Melanie klein e tutta la psicoanalisi dopo di lei distingueva tra oggetto parziale e totale. Sintetizzando il bambino nelle prime fasi dello sviluppo investe la propria libido e aggressività su oggetti parziali (es: seno, l’ano, il fallo). Ciò significa che scinde le parti buone e gratificanti da quelle cattive e frustranti. Inoltre questi oggetti sono oggetti “perversi” in quanto non hanno dei fini riproduttivi (Freud). L’oggetto parziale appaga pulsioni e bisogni parziali .Ma la psicoanalisi considera tutto ciò facente parte dello sviluppo di qualsiasi individuo e quindi normale. Soltanto nella fase genitale,e il suo superamento nell’adolescenza, l’individuo giunge a organizzare tutte le pulsioni parziali sotto il primato genitale e ad amare un oggetto totale, ossia un oggetto-persona che abbia in se aspetti sia buoni che cattivi,e con la quale è possibile instaurare una relazione cognitiva e affettiva matura (Freud). L’ investimento su un oggetto totale, presuppone una maturità non solo sessuale ma anche psichica e affettiva da parte del soggetto. Il soggetto in questo secondo caso avrà uno sviluppo psico-affettivo più evoluto rispetto ai soggetti che rimangono attaccati a un oggetto parziale (per esempio quel che avviene nei disturbi di personalità borderline). Per far capire meglio anche a chi non è pratico con questi termini tecnici proviamo a fare un esempio. Mettiamo il caso che il vostro fidanzato si comporti in modo alterno con voi,in cui delle sere è particolarmente affettuoso, gentile,generoso, altre sere o all’improvviso diventi violento,aggressivo,di fronte a una piccola frustrazione come può essere un messaggio di un vostro amico di università. Mettiamo il caso che lo stesso vostro fidanzato vi proibisca categoricamente di uscire con le vostre amiche, o di avere interessi, hobby,non per banale gelosia ma per il timore che lo abbandoniate. Questi sono esempi di amori parziali, ovvero amori in cui si ama l’oggetto non per quello che è, ma per ciò che rappresenta, ovvero l’appagamento a un bisogno d’affetto,di protezione, di paura della solitudine, di sottomettere l’altro al proprio narcisismo,di puro soddisfacimento sessuale ecc.
Dunque traiamo la prima conclusione:in quest’ottica esistono due tipi di amore, parziale e totale. Parziale significa un soddisfacimento a uno o più bisogni immediati. ovviamente i serial killer rientrano senza dubbio in questa categoria e vediamo perché.
1.Ted Bundy. Ted uccise più di 30 donne in prevalenza studentesse con i capelli lisci e lunghi,perché a opinione di molti, queste ricordavano molto la sua Stephanie la quale bella e di buona famiglia abbandonò il povero Ted quando questi era ancora un giovane privo di un futuro dignitoso. Ted non solo si laureerà in legge ma consumerà la sua vendetta su Stephanie, e sulle povere mal capitate. In ted Bundy secondo me, è rilevante il tema dell’abbandono: il primo “fantasticato”, da parte della madre che per anni si era finta sua sorella,il secondo “reale” da parte di Stephanie che per Bundy comportò una profonda depressione durata più di un anno. Sulle sue vittime Bundy scatenava tutta la sua rabbia, odio e la sua violenza martoriando i corpi a colpi di spranghe, rami e sassi. L’odio verso le donne nasceva da precedenti “rifiuti-abbandoni” che avevano minato le sue già mai rimarginate ferite. Neanche la ragazza madre Elisabeth, che tanto lo amò riuscì a ricevere da lui sentimenti di affetto sincero.
2. Jefry Dhamer,il cannibale,l’omosessuale. Jefry amava conservare pezzi delle sue vittime nel suo appartamento nonché mangiarne altre, perche a sua detta in questo modo aveva la sensazione che“li potesse tenere sempre con se”. In questi rituali ossessivi di conservazione, si nasconde una profonda solitudine di Dhamer, e una profonda angoscia abbandonica. Forse solo Dhamer fu capace davvero di amare qualcuna delle sue vittime, tuttavia non è possibile dire che tipo di amore fosse.
3. Ed Gein, il necrofilo, il macellaio. Ed Gein in seguito al lutto della madre religiosissima alla quale era profondamente legato, cominciò a uccidere e fare macabri rituali:riesumava cadaveri sui quali esercitava strani tentativi di resurrezione, svuotava i corpi delle sue vittime degli organi interni per indossarne il corpo stesso, e infine a detta di alcuni aveva rapporti sessuali con i cadaveri, anche se Ed sconfermò sempre questa tesi. Nel caso di Ed probabilmente l’unico suo vero amore fu quello di un bambino per la madre, un amore apparentemente innocente e privo di contenuti adulti. Ma anche in questo caso non ho altri elementi per sbilanciarmi. Nel caso invece dei Necrofili posso dire che si tratta di un puro soddisfacimento di una pulsione sessuale primitiva. Nel necrofilo il piacere sessuale deriva da un cadavere, ovvero un corpo inerme e senza vita sul quale esercitare il più sconfinato e incontrastato dominio. Ma il necrofilo secondo Eric Fromm si collega sicuramente alla pulsione di morte e dunque all’aggressività e al sadismo su di un corpo incapace di reagire. Il necrofilo dunque rientra senza ombra di dubbio nel campo degli amori perversi-parziali.
4. Andrey Chikatilo. Il pedofilo. Le storia di questo serial killer russo, è ricca di episodi particolari e di spunti. Chikatilo fu un insegnante iscritto al partito comunista deriso dai ragazzini della sua scuola “oca” e “finocchio” per le pose scomposte e per le continue molestie agli alunni . Uccise più di 50 tra bambini e ragazze e su alcune delle sue vittime praticò anche cannibalismo. Da piccolo fu ossessionato dalle storie della madre su un suo presunto fratello sequestrato e mangiato dai contadini del villaggio per non morire di fame, la cui storia evidentemente lo traumatizzò non poco. Nell’adolescenza soffrì di una grave disfunzione sessuale che lo rese impotente a vita anche se riuscì ad avere 2 figli dalla moglie. Basti pensare alla prima vittima, una bambina di 9 anni che dopo non essere riuscito a violentare uccise crudelmente con forti coltellate.In Chikatilo, personaggio tanto ambiguo, quanto misterioso sembra avere un ruolo importante nei suoi atti il tema della vendetta e il trionfo su oggetti inferiori. In generale il pedofilo prova piacere sessuale e psicologico nel guardare foto di bambini nudi, toccando le loro parti intime, fino all’abuso vero e proprio. Nel caso del pedofilo c’è un’incapacità ad avere soddisfazione sessuale in relazioni simmetriche con adulti, ma predilige il rapporto asimmetrico con i bambini. In questo caso il piacere sessuale e psicologico deriva dall’appagamento di un bisogno parziale di possesso, di trionfo e di potenza (Francesco Villa).
Conclusione:
i serial killer sono incapaci di amare una persona – oggetto nella loro totalità. Ciò me lo fa pensare la loro personalità incompleta ,(borderline,narcisista,skizoide e dunque fragile, primitiva,non strutturata), i loro meccanismi di difesa, ma soprattutto le loro pulsioni parziali che non hanno raggiunto il primato della genitalità e che dunque sono costrette al soddisfacimento tramite oggetti parziali. Le vittime dei serial killer infatti sono oggetti parziali, sia essi bambini, studentesse, omosessuali, cadaveri: “servono a soddisfare un bisogno”. Queste vittime non sono persone, ma sono oggetti (a volte simboli).Per capire ciò, vi faccio riflettere sull’assenza del senso di colpa nei serial killer. Provate a pensare a quanto possiate amare la vostra lavatrice, il tostapane, il frigorifero… se li rompeste- uccideste, quanta colpa sentireste? Evidentemente poca. E cosa pensereste? Beh era solo un oggetto tra tanti..non è la fine del mondo..ne ricomprerò un altro… tanto si sarebbe rotto prima o poi..
“Il modo in cui siamo stati amati determina il modo in cui amiamo”. Chi non ha conosciuto un amore sano, ma un amore violento, anaffettivo, crescerà con l’idea che quello sia l’amore,introietterà quei comportamenti e amerà con quelle modalità.
Io credo di aver risposto alla domanda iniziale, e di aver dato alcuni spunti di riflessione anche su quanto “noi” siamo capaci di amare qualcun altro per quello che è ,e non per quel che rappresenta per noi. Adesso ognuno di voi starà dando delle risposte … bene vuol dire che “state pensando” ed è proprio questo lo scopo di questo Blog: esprimere le proprie idee, pensieri,conoscenze, per quanto possano sembrare sciocchi… è un esercizio della mente, un gioco, un momento di crescita, uno scambio, ma non una perdita di tempo !!!! perciò scrivete, scrivete, scrivete!!!!! Dony
Forse quello che dirò sembrerà contraddittorio, ma quando parliamo d’amore,parliamo d’ un paradosso. Certo riportare in un ambito cosi’ specifico un argomento cosi vasto, restringe le mie idee a riguardo…..indi sarò breve. “Certamente i serial killer amano! Amano nell’ unico modo in cui sono in grado di amare!”. Più che soffermarmi su quanto siamo capaci di amare qualcun altro per quello che è e non per quello che rappresenta, io mi soffermerei su quanto siamo capaci di amare in base al nostro essere e, su quale sia la qualità di questo amore. L’ amore non ha definizioni esatte, nè uguali espressioni in ognuno di noi, dato ciò, ” Come si può pensare di dare una risposta negativa alla domanda in questione?” “E se penso un attimo che quel serial killer sia io….” “…..proverei compassione per me stessa.” “E voi, avete compassione di quei serial killer?…….credo in pochi…….in pochi amate!”. Se parliamo di amore universale allora certo che i serial killer non sono capaci di “amare”, perchè questo amore si può nutrire solo, con una mente libera dalla paura e dagli attaccamenti, con un contatto con la realtà, con la liberazione dai sogni egoici. Se ci sono queste condizioni, confini, impedimenti……….non è certo possibile parlare di amore universale ma, di altre forme d’ amore.
è chiaro che il concetto di amore subisce una contraddizione anche perchè le fantasie a riguardo offrono una molteplicità di forme soggettive, è interessante però l’ arguta osservazione riferita alla distinzione della Klein di oggetto totale e parziale in quanto la relazione d’ amore energeticamente carica di vita e morte può portare nella sua forma scissa a un’ organizzazione patologica dell’ amore, dunque il serial killer inteso nella sua accezione comune si attacca ad un oggetto parziale, lo ricerca lo ama e lo distrugge e la sua coazione è inevitabile, mi piacerebbe dunque discorrere a questo punto del mondo interno del serial killer e degli oggetti da lui introiettati espressi attraverso le fantasie e gli agiti seriali, mi riferisco ad esempio al caso riportato di Chikatilo il quale fu ossessionato dalle fantasie della madre sul fratello sequestrato e mangiato dai contadini e i conseguenti abusi sui bambini, o le fantasie di Dhamer circa il suo profondo senso di solitudine e la conservazione ossessiva di pezzi delle sue vittime ,ogni interpretazione sui casi singoli può essere un buon esercizio per capire questa consequenzialità tra mondo interno, fantasie e messa in atto.
vi ringrazio Bruno e Silvia per queste osservazioni davvero molto interessanti e ricche di spunti. Entrambi avete colto quel che sostenevo e cioè come esistano in realtà cosi tante forme di amore che qui non è messa in dubbio la “quantità” di amore di una persona di un folle o di un serial killer , ma la “QUALITà” . Ciò che ci distingue tutti è la qualità del nostro amore ovvero come amiamo, in base al notro essere, ai nostri bisogni, alle nostre carenze e alle nostre aspettative..
A questo punto una domanda sorge spontanea :Se esistono migliaia di forme di amore allora quali sono quelle corrette e giuste e quali invece quelle patologiche? Beh la risposta non è semplice perchè la linea sfumata che separa la normalità dalla patologia noi psicologi siamo abituati a non vederla, a non riuscire ad identificarla.
Tutti noi abbiamo esperienza di come dall’esterno sia facile riconoscere un amore da un non-amore… a dispetto di chi lo vive e lo sbandiera come sincero.
E insisto sul concetto di amore PARZIALE e TOTALE perchè questo meglio di altri secondo me riassume le varie forme di amore in due semplici blocchi: quello maturo e non maturo, quello cioè vissuto da persone che sono arrivate entrambe a una certa maturazione dell’io e che sono capaci di vedere e risolvere i problemi di coppia in modo più ampio,piu maturo, e quelle invece che sono rimaste un po indietro e per questo amano in modo diverso.
Faccio un esempio per capirci: ci sono persone che amano follemente i rispettivi partner perchè questi”sopportano il loro brutto carattere”. è un amore intenso, ma le ragioni che guidano a stare con questa persona e ad amarla, sono ridotte a questa e poche altre. La vita di coppia va avanti e un certo punto sorgono degli ostacoli da superare , dei problemi che la coppia deve affrontare. Se i rispettivi membri sono riusciti dapprima a conquistare una maturità propria individuale, e poi di coppia , avranno maggiori possibilità di superare questi problemi in modo sano trovando le soluzioni più appropriate. Ma se ciò non è avvenuto cosa succederà?…..esatto!!! la risposta è proprio quella che state pensando.. puo succedere davvero di tutto: divorzi, litigi, separazioni, violenze, fino a espisodi di omicidi familiari
Per questo a mio avviso il serial killer, che non è un alieno, un mostro , ma una persona come tutti, sarà si capace di amare ma sarà sempre un amore PARZIALE, perche lui ha avuto uno sviluppo parziale, lui è parziale, e la cosa sorprendente udite, udite, sarà che il rispettivo partner ricercato avrà avuto anche egli uno sviluppo parziale.
Avrei ancora tanto da dire e chiarire per cui aspetto ogni vostra considerazione in merito, risponderò molto volentieri..Scrivete, fatevi avanti Ornella, ivana, manuela, serena, rosaria, viviana,daniela,mary,agostina e tutti gli altri del corso.
Non posso offrire un contributo psicopatologico riguardo all’argomento in questione ma solo filosofico..riproponendo la domanda..
Che cos’è l’amore?
a mio avviso (come il primo intervento suggerisce) non esiste e forse non esisterà mai una risposta univoca; questo perchè l’amore non è un’invenzione umana ma una sua creazione, perciò a mio avviso pur essendo molto interessante il dibattersi sull’argomento, la questione è persa in origine.
“Certo che un serial Killer può amare” e ” un serial Killer non può amare” hanno lo stesso indice di probabilità, visto che l’amore non è oggetto di cui si può dare definizione.
piuttosto mi chiedo e vi chiedo..esiste amore nel cuore di un serial killer? distinguendo infatti la capacità di amare - dal potere amare- dal sentire amore- dalla presenza dell’amore penso che ci si possa avvicinare al problema ..e quì mi fermo..per ora.
brava ornella … la tua domanda è formulata ancora meglio della mia. Esiste amore nel cuore di un serial killer? io rispondo certamente si. e ti spiego perchè: l’amore abbiamo detto che se anche difficile da definire, esso è pur sempre un sentimento, uno stato affettivo. Su questo non ci piove. Ora l’ amore non lo proviamo nel cuore ma in una parte del nostro cervello molto complessa e misterisosa che si chiama SISTEMA LIMBICO. Questo circuito di agglomerati neuronali, ci da esperienza della paura, della depressione, della gioia dell’amore e anche di tutte le altre emozioni. Il cuore che ci batte forte quando abbiamo un colpo di fulmine è una conseguenza dell’attivazione del sistema nervoso simpatico attivato a sua volta dall’ipotalamo e dai circuiti limbici delle emozioni.
per cui facendo un esempio e semplificando: c’è uno stimolo(bella ragazza),attivazione affettiva (sistema limbico),ativazione del simpatico(accellerazione battito cardiaco, sudorazione,ansia..) attivazione cognitiva della corteccia(come è bella,mi piace, me la sposo..mi darà buca…). NOTA BENE: c’è prima un elaborazione emozionale e poi cognitiva!!!
Quindi in quanto stato affettivo,emozione, i serial kiler ma chiunque essere umano a meno che non abbia il sistema limbico nei suoi due emisferi cerebrali,sarà sempre capace di amare e di provare altre emozioni.
però attenzione. il senso di colpa invece no!!! questo nasce da un elaborato cognitivo, ovvero da un pensiero. Solo se penso di aver commesso uno sbaglio,un errore, di aver nuociuto a qualcuno, allora sarò capace di provare orrore e colpa. Il serial killer evidentemente non prova colpa perchè questo elaborato cognitivo non ce l’ha..(nemmeno il cleptomane ce l’ha)
Diceva un mio professore (francesco Villa) che ha scritto un libro sui bambini abusati e che consiglio a tutti di leggere(”le storie del giorno che non muore”), che il pedofilo non ha nessuna colpa di ciò che fa.. anzi sapete cosa risponde il più delle volte: ” ma quello al bambino ci piaceva.. ”
quindi diversamente dall’amore che non presuppone nessun elaborato cognitivo-razionale (infatti ricordate che il riconoscimento affettivo avviene prima di quello cognitivo—-vie retino-amigdala e retino-corticale) ma è puro istinto, irrazionalità, nel senso di colpa invece è indispensabile il contenuto ideativo: solo se PENSO di aver sbagliato proverò colpa.
Bravissimo per l’articolo!! Sono d’accordo che è un amore parziale se parliamo delle victime perche siano oggeti per cui il serial killer non può sentire empatia…ma perche parlare solo delle victime? Credo che esistono cassi da coppie che uccidevano insieme le sue victime…como un ‘gioco’ tra i due…quindi con le sue victime avevano una relazione parziale…ma tra loro? Non potevano sentire un amore adulto e totale?
P.D. Perdon por las faltas!
gentil dott.ssa Jimena de la Flor, como periodista espanol la vuestra intervèncion es muy gustada y correcta. no te enquietar por las faltas de italiano, yo tambien escribo mal en italiano..mes amigos y collegas me perdonan…
hace poco tiempo que en italia un delicto de pareja ha sido muy desconcertante: “il delitto dei coniugi di Erba”. ha sido uno des mas horripilante delictos italianos de siempre. y los asesinos eran una pareja casada qui no podeban haber hijos.. despues muchos anos de
rencor por los vecinos de casa qui habean un muy guapo nino, y por demas motivos, la pareja ha matado los 4 vicinos y el pobre nino…
otra vez un ejemplo de amor parcial..
Sottolineata la natura mutevole dell’amore, le varie forme e i vari volti che esso assume in ognuno di noi, il modo totale o parziale attraverso il quale si esprime, non posso far altro che pensare che la sua diversità sia da ricondurre alla diversa natura dell’individuo che lo esprime.In potenza ognuno di noi è in grado di amare (come di odiare del resto), ogni sentimento è contenuto dentro di noi in potenza e ciò che determina l’espressione di un sentimento a scapito dell’altro non può che essere il nostro vissuto. Non penso sia possibile trovare una risposta univoca alla domanda posta…i serial killer non sono una categoria astratta ma un insieme di individui, ognuno con il proprio vissuto, una propria esperienza di vita, un proprio modo di scegliere le proprie vittime e di togliere loro la vita. Generalizzare non servirebbe a molto. Molti di loro forse hanno conosciuto più di alcuni di noi il vero senso dell’amore, altri non l’avranno conosciuto affatto, vittime loro stessi di una vita priva d’amore che trova appagamento solo nel privare gli altri di tutto ciò che loro non sono stati in grado di vivere…
Ho trovato davvero interessante anche l’intervento di deianira80 che a dispetto del nickname per me difficile da pronunciare, è stata chiara e intelligente nel dire : ……”Generalizzare non servirebbe a molto. Molti di loro forse hanno conosciuto più di alcuni di noi il vero senso dell’amore, altri non l’avranno conosciuto affatto, vittime loro stessi di una vita priva d’amore che trova appagamento solo nel privare gli altri di tutto ciò che loro non sono stati in grado di vivere…”
a tal proposito voglio omaggiarvi di alcune citazioni famose a proposito dell’amore che io ho raccolto e riassunto in “4 semplici leggi dell’amore” che sintetizzano bene il mio pensiero in merito all’amore e al concetto che volevo esprimere nel mio articolo sui serial killer:
le 4 leggi dell’amore:
Prima legge di Wilde
Amare se stessi è l’inizio di una lunga storia d’amore.
seconda legge di Johnson
L’amore è la saggezza del pazzo e la pazzia del saggio.
terza Legge di Maencken
L’amore è il trionfo dell’immaginazione sull’intelligenza.
quarta Legge di Jerrold
L’amore è come il morbillo: più tardi arriva meglio è.
E’ come il morbillo….vero!!!Viene una sola volta (quello totale intendo) e sta a noi riconoscerlo e viverlo nella sua interezza prima che decida di abbandonarci senza lasciar traccia. Su alcuni resteranno segni indelebili, simbolo di quanta sofferenza e di quanto dolore possa provocare un sentimento tanto grande e unico.
Qualcuno disse che l’amore è forte come la morte….forse non si sbagliava. Sarà questo il motivo per il quale molti scelgono la morte quale risposta al loro bisogno d’amore e la parzialità al posto della totalità?
Convengo sull’ idea che l’amore sia anche il risultato di una elaborazione emozionale, senza la quale sarebbe difficile parlare di amore, ma non condivido la visione temporale. A mio avviso non c’è il prima o il dopo; i fattori emozionali di norma..convivono con quelli cognitivi. La visione assolutamente fisiologica cade per i casi in cui alcune persone si amano solo dopo una lunga frequentazione e non prima di aver iniziato a pensare all’altro/a in maniera diversa rispetto alle altre persone. Per esempio A e B si frequentano da 2 anni ma solo come amici, c’è molto affetto tra di loro ma non è amore..poi A conosce sempre meglio B e scopre di voler condividere molto di più che una amicizia e viceversa…secondo voi è perchè B ha semplicemente cambiato il suo profumo e la sua pettinatura? è un esempio estremo e offro estreme ipotesi che invece potrebbero essere determinanti perchè un serial killer si interessi ad una persona piuttosto che ad un’altra.
L’ odore, i gesti, la disponibilità sono pochi dei tanti fattori che fanno di una persona una possibile vittima di un serial Killer. L’aspetto cognitivo è determinante perchè un sentimento di affetto possa essere chiamato amore, a mio avviso dovrei conoscere diversi serial killer per potermi pronunciare maggiormente sull’argomento. Altro spunto che traggo da questa interessantissima discussione è “si può amare un serial killer?” diversi casi ci testimoniano di sì..ma che tipo di amore è? alla stessa maniera ..ammettendo che un serial killer sia capace di provare amore che tipo di amore sarà? possiamo chiamare amore il sentimento che essi provano? il discrimine tra chi è un serial killer e chi non lo è, si gioca solo sui crimini commessi?
cara Ornella, chiarisco meglio il concetto che c’è prima un riconoscimento affettivo rispetto a quello cognitivo quando vediamo una persona. ce lo dice la fisiologia. le vie ottiche che dalla retina arrivano fino alla corteccia occipitale( la quale ci permette di “vedere” e riconoscere un oggetto,una persona) passano prima per l’amigdala e il sistema limbico(riconoscimento affettivo): si tratta di pochissimi millesimi di secondi,ma tanto basta perche per esempio, per strada puo capitare di vedere da lontano una persona e negli istanti prima che identifichi chi è (una vecchia amica di scuola), hai gia riconosciuto se ti è affettivamente familiare (ti ricorda qualcuno, l’hai gia vista da qualche parte…è una tipa simpatica,antipatica..ecc). se ti interessa ti segnalo il modello di bruce e young(1986) sul riconoscimento dei volti. Per cui non mi riferivo assolutamente all’amore ma piu che altro a una spiegazione di quello che puo avvenire nel “colpo di fulmine”: quando succede non c’è nulla o poco di cognitivo ma solo di emotivo (ci sarebbe da dire molto anche sulla “fisiologia” del colpo di fulmine ma piu in la magari scriveremo un articolo anche su questo.)
invece trovo molto interessante la tua domanda: si puo amare un serial killer? ……evidentemente le 200 lettere d’amore al giorno che Ted Bundy riceveva in carcere prima e dopo l’esecuzione, farebbero rispondere di si. e come tu suggerivi bisognerebbe indagare e capire un poco di che amore si puo trattare…
Sai manco a farlo apposta oggi con Bruno discutevamo su quanto alcune ragazze della nostra amata Napoli “gradiscono” e si “innamorano” particolarmente del criminale,spaciatore, boss, napoletano. dopotutto lo scrittore Saviano insegna nel suo libro Gomorra, che nella nostra amata Napoli ci sono donne che sarebbero disposte a tutto per rimanere incinte di uno di questi boss camorristici. Ma in questo caso si tratta evidentemente di ragioni “comprensibili” legate al potere, ai soldi.. invece trovo davvero incomprensibile chi possa amare un serial killer senza conoscere nemmeno chi sia (e le zone sane che sicuramente possiede), ma anzi giudicarlo positivamente e amarlo in base agli omicidi cruenti che ha fatto… queste LADY amano qualcuno perchè ha ucciso..beh lo trovo mostruoso piu del fatto stesso di uccidere.
eppure al di la di questo evidentemente il criminale deve possedere un fascino particolare,inquietante,misterioso che “”"forse risveglia le parti più profonde,oscure e ancestrali del nostro essere”"”". credo che possa accadere che queste parti oscure di noi siano proiettate nel serial killer e amate (proprio perchè sono parti di noi)…
ora “ti” e “vi” invito a riflettere sulle ultime 5 righe che ho scritto sopra e vi chiedo se possiate giungere alla mia stessa conclusione un po azzardata ed estrema che è questa:
una donna o un uomo che scrive lettere d’amore per un serial killer, evidentemente è una persona da tenere d’occhio, nel senso che potrebbe avere delle parti della sua psicologia profonda che coincidono con quelle del Serial killer: è una potenziale serial killer!!!!!!
E ripensando a una frase di Ted Bundy che in sostanza ricordava come un serial killer si nasconde in ognuno di noi, rifletto anche su quanto io Donato Rispoli sia tanto diverso da questi mostri, se anche io nelle parti piu profonde del mio essere possa pensare o aver pensato di uccidere. Fortunatamente questa differenza c’è esiste, anche se non so bene dove….
presto scriverò un articolo sulla neuropsicologia dei serial killer, in cui in sostanza descriverò come ci siano parti ancestrali sotto corticali del nostro cervello che hanno a che fare con gli istinti più bassi, mentre ci siano altre parti nella nostra corteccia (FRONTALE—funzioni esecutive) che invece sono in grado di controllare e modulare questi impulsi-istinti e di metterli in atto solo in casi particolari (esempio:pensate all’ istinto di aggredire qualcuno viene frenato dalla valutazione della situazione, ma come lo stesso impulso sia messo in atto se ci troviamo di fronte un animale che vuole aggredirci…
copyright Donato Rispoli
Trovo molto bello ed interessante l’argomento di questo blog che offre sul serio spunto di riflessione, partendo dal caso particolare dei serial Killer, in generale sul tipo di amore che ognuno di noi “riesce” a provare.
Sono una sostenitrice del fatto che ogni essere umano sia portatore di amore, come di odio, e di ogni altro sentimento, in maniera potenziale.
Ritengo, invece, che alcune persone non “riescano” ad amare, in modo COMLPETO come ha sostenuto Donato, il Dott. Rispoli, per diversi motivi: perché non ne hanno avuto mai esperienza, perché non riescono ad immaginare di riuscire a provare tale sentimento, perché temono di non essere ricambiati, ma presi in giro, perché non sono persone abbastanza forti da permettersi di mettere in gioco tanta parte del loro essere.
Un presupposto fondamentale è la capacità di amare se stessi, senza ripiegare ogni emozione su di sé, che anche è condizione patologica, senza rinchiudersi in uno scrigno o fortezza, ma allargando i propri confini: “l’amore include l’altro e lo porta con sé ovunque”.
Quindi se una persona non ama spesso è per difendersi, dal dolore, ed ovviamente dal senso di colpa; ci si rinchiude in una fortezza perché il proprio io è debole, non è completo.
I serial killer sono probabilmente persone molto fragili che hanno bisogno di sostituire con gli omicidi le forti emozioni di cui non sono stati oggetto, e che non “riescono” a provare.
A questo proposito mi viene in mente un meccanismo simile che mettono in atto alcune persone (non sarà difficile che qualcuno dei lettori si riconosca in questa descrizione, o ne conosca degli esempi) che collezionano “storie”, fidanzate/i, a volte tenendo in piedi più rapporti in modo parallelo per poi troncare-uccidere ogni relazione prima che implichi un investimento troppo forte, chiamiamolo amore, prima di provare senso di colpa. Persone fragili, vuote, che sostituiscono alla qualità delle emozioni la quantità, per sentirsi colmi…
Questi playboy, queste mangiauomini, troncata una relazione proseguono ad un’altra, tenendo spesso il piede in molte scarpe. Succede, però, che ad un certo punto i nostri eroi (nella migliore delle ipotesi) si fermino, “maturino”, e siano capaci di sostituire a questa modalità un rapporto completo, esclusivo, riuscendo ad amare in maniera “normale”, adulta.
Facendo una analogia tra i due meccanismi anche se alla lontanissima, è possibile, dunque, che anche il serial killer possa “maturare”?
Un’ altra domanda che vorrei farvi riguarda il senso di colpa.
Avete scritto e molti studi riportano che si tratti di una elaborazione consecutiva a dei pensieri.
Si tratta di un sentimento secondario, secondo me, perché necessita di altri sentimenti per esistere, ma dato per scontato che tutti a modo proprio sono in grado di amare (in modo totale, parziale, narcisistico) esistono diversi tipi di sensi di colpa?
Ancora, l’esperienza clinica riporta casi in cui il soggetto sente un nodo alla gola, una vertigine allo stomaco, sensazioni che vengono collegate poi, con la psicoterapia o l’analisi al senso di colpa.
Se esistono queste sensazioni fisiche che poi destano la cognizione del proprio stato non sarebbe più corretto parlare anche in questo caso di sentimento primario?
Ringrazio fin da adesso per le risposte.
carissima dott.ssa De Stefano, devo dire che ho letto il suo intervento più volte e nei minimi dettagli. L’ho trovato davvero molto chiaro,fluido, e ben scritto. Riprende alcune cose gia dette,e le amplia in modo chiaro e intelligente, per cui se fossi il suo insegnante delle superiori le avrei dato un bel 10 e avrei letto il suo brano davanti alla classe per stima. Detto questo, mi ha incuriosito molto una delle sue domande, e cioè se il serial killer,e aggiungo io qualsiasi persona, possa maturare e riuscire ad amare in modo “COMPLETO”. Questa è davvero una bella domanda, alla quale corrisponde solo una bella risposta: NON LO SO.
In effetti potrebbero valere entrambe le posizioni, una sostenitrice del cambiamento, l’altra dell’immodificabilità in quanto mancano le “BASI” per il cambiamento. Teniamo presente che spesso questi serial killer, sono personalità classificate come Borderline, o Antisociali, per cui qualunque psicoterapeuta sa bene come il cambiamento in queste persone è davvero difficile, ed esige tempi e sforzi molto cospicui.Dall’altra parte io sono un sostenitore accanito che ogni cambiamento sia possibile: ma dobbiamo chiederci quali sono i FATTORI che rendono possibile questo cambiamento?
Una maturazione nel campo del saper amare, presuppone una maturazione della personalità, e dunque riuscire ad acquisire un io ben strutturato e stabile, buona autostima, dei meccanismi di difesa più evoluti(per esempio non negazione,scissione, ma rimozione), fino ad arrivare a delle relazioni oggettuali “SANE”. E questo è davvero difficile. Viene da chiedersi se per far questo sia piu adatta una psicoterapia, o una donna che per magia cambi quest’uomo. Secondo me un bravo psicoterapeuta soltanto puo lenire le ferite che questi uomini portano con se nascoste alla loro stessa coscienza. Ma allo stesso modo, c’è bisogno di una persona-partner che,all’esterno dello spazio astratto della psicoterapia, concretizzi questo amore,lenisca l’odio interiore,dia fiducia..queste sono delle possibilità, ma la vita ci riserva esperienze incredibili, capaci di modificare l’immodificabile. Pensiamo ad esempio come l’avvicinamento alla religione cristiana possa cambiare in maniera radicale i comportamenti delle persone, o la nascita di un figlio dia speranza e nuova energia.Sono davvero moltissimi e a volte anche banali i fattori di cambiamento,cosi come quelli che portano a commettere un crimine. A tal proposito riporto una frase di una amica “filosofa” che diceva:”ciò che distingue il criminale da me, è che il criminale lo fa, mentre io no..”
Nel caso invece delle mangiauomini o dei playboy, che sulla soglia dei trenta anni “maturino”,e accettino di vivere una storia completa, beh, dubito che alla lunga siano tanto capaci di questo..magari partono con le migliori intenzioni, ma alla lunga tutti si rivelano sempre per quel che sono:bisogna capire quello che si è, perchè prima o poi questo verrà a galla a dispetto delle varie maschere che di volta in volta decidiamo di indossare nella vita.
“Il tema dell’amore è qualcosa di cosi dibattuto, dai tavolini di un bar fino ai grandi seminari di psicologi e sessuologi, che davvero tutti possono parlarne, discutere, e perfino scrivere articoli come questo…”.
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Indubbiamente un articolo fin troppo bene costruito … però, più che di fattura personale, lo definirei un’ottima risultante di un collage tra i vari articoli inerenti a fatti di cronaca, i pareri di insigni e “veri” studiosi in materia con evidenti riferimenti al glossario…
Intanto i protagonisti delle cronache citate, rispetto alla massa, non è che siano stati i soli a vivere situazioni tali da poter scatenare (non dico giustificare) quei meccanismi sanguinari derivanti dalla reazione a traumi infantili e/o adolescenziali visto che c’è chi ha vissuto di peggio senza però degenerare nella sete di sangue a compenso di un amore mai conosciuto o corrisposto, sia esso materno, paterno, fraterno, per Dio, per se stessi, ecc… Se qualcosa ha scatenato la loro assurda follia omicida, le cause andrebbero cercate più nelle irrecuperabili tare della psiche umana che nelle frustrazioni degli affetti mancati o negati anche perché sarebbe una motivazione o giustificazione troppo di parte e magari assunta, per comodo o per dovere d’Ufficio, dagli stessi legali difensori del serial killer.
Nel caso di Jefry Dhamer, il cannibale omosessuale, sarebbe più giusto capire cosa ha indotto qualche sua vittima ad essere coscientemente “cannibalizzata” dal carnefice piuttosto che studiare cosa ha mosso lo stesso Dhamer a quel comportamento feroce. Se i mass-media (TV, stampa, Internet, ecc…) non hanno diramato notizie non inerenti alla realtà, sembrerebbe che l’ultima sua vittima non fosse ignara a cosa andasse incontro visto che, prima dell’immolazione, in una sorta di chat, comunicava ad un suo sconosciuto interlocutore che, in piena coscienza, andava sacrificandosi“per amore” al suo stesso carnefice… In questo specifico caso sarebbe davvero più interessante analizzare e comprendere non più il concetto di amore nel serial killer, ma quale irrazionale amore ha spinto la vittima ad accettare in nome e in ragione di questo sentimento l’estremo sacrificio.
Leggo ancora: “Il pedofilo predilige il rapporto asimmetrico con i bambini. In questo caso il piacere sessuale e psicologico deriva dall’appagamento di un bisogno parziale di possesso, di trionfo e di potenza…” Mi viene lecito chiedermi…ma la stessa dominanza non si potrebbe verificare anche con un soggetto esclusivamente passivo indipendentemente dall’età e dal sesso? Allora, più che dominanza, è proprio sete di violenza visto che il minore, pur volendo, difficilmente può opporre resistenza al suo violentatore se non a costo della propria vita.
Inoltre, “Il modo in cui siamo stati amati determina il modo in cui amiamo”. Chi non ha conosciuto un amore sano, ma un amore violento, anaffettivo, crescerà con l’idea che quello sia l’amore, introietterà quei comportamenti e amerà con quelle modalità”(???). Non credo che si possa fare uno stereotipo dei sentimenti e non mi risulta che obbligatoriamente tutti coloro che alla nascita sono stati lasciati nei cassonetti dell’immondizia o abbandonati negli orfanotrofi da ragazze madri o da genitori rinunciatari poi a loro volta si siano rivelati cattivi genitori per non aver ricevuto quell’amore da riversare poi sugli altri nella stessa misura e con le stesse modalità. Solo chi ha vissuto una privazione materiale o una forte carenza affettiva maggiormente può capire il valore delle cose e dei sentimenti… Non a caso certe aberrazioni di vita provengono proprio da chi non ha vissuto in prima persona sacrifici, privazioni e carenze affettive perché vero è che ogni eccesso è difetto!!!
Senza arzigogolare troppo sulle parole e sui concetti, ed evitando di produrmi in una noiosa e inutile digressione filologica, ritengo che due sono i motori che muovono l’uomo nel suo cammino terreno materiale e spirituale: “il cuore e il cervello”… entrambi centri primari e origine delle nostre esplicazioni psico-motorie e affettive. Nell’eterno conflitto cuore-intelletto, sentimento-ragione (che peraltro ha informato di se tutta una intera letteratura) è dimostrato che non c’è scissione tra i due organi e le conseguenti funzioni. Se uno dovesse nettamente prevalere sull’altro, si darebbe origine ad aberrazioni e frustrazioni che, forse come nel caso del serial killer, come minimo sfocerebbero nella violenza sugli altri prima ancora che su se stessi.
“Il tema dell’amore è qualcosa di cosi dibattuto, dai tavolini di un bar fino ai grandi seminari di psicologi e sessuologi, che davvero tutti possono parlarne, discutere, e perfino scrivere articoli come questo…”.
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Indubbiamente un articolo fin troppo bene costruito … però, più che di fattura personale, lo definirei un’ottima risultante di un collage tra i vari articoli inerenti a fatti di cronaca, i pareri di insigni e “veri” studiosi in materia con evidenti riferimenti al glossario…
Intanto i protagonisti delle cronache citate, rispetto alla massa, non è che siano stati i soli a vivere situazioni tali da poter scatenare (non dico giustificare) quei meccanismi sanguinari derivanti dalla reazione a traumi infantili e/o adolescenziali visto che c’è chi ha vissuto di peggio senza però degenerare nella sete di sangue a compenso di un amore mai conosciuto o corrisposto, sia esso materno, paterno, fraterno, per Dio, per se stessi, ecc… Se qualcosa ha scatenato la loro assurda follia omicida, le cause andrebbero cercate più nelle irrecuperabili tare della psiche umana che nelle frustrazioni degli affetti mancati o negati anche perché sarebbe una motivazione o giustificazione troppo di parte e magari assunta, per comodo o per dovere d’Ufficio, dagli stessi legali difensori del serial killer.
Nel caso di Jefry Dhamer, il cannibale omosessuale, sarebbe più giusto capire cosa ha indotto qualche sua vittima ad essere coscientemente “cannibalizzata” dal carnefice piuttosto che studiare cosa ha mosso lo stesso Dhamer a quel comportamento feroce. Se i mass-media (TV, stampa, Internet, ecc…) non hanno diramato notizie non inerenti alla realtà, sembrerebbe che l’ultima sua vittima non fosse ignara a cosa andasse incontro visto che, prima dell’immolazione, in una sorta di chat, comunicava ad un suo sconosciuto interlocutore che, in piena coscienza, andava sacrificandosi“per amore” al suo stesso carnefice… In questo specifico caso sarebbe davvero più interessante analizzare e comprendere non più il concetto di amore nel serial killer, ma quale irrazionale amore ha spinto la vittima ad accettare in nome e in ragione di questo sentimento l’estremo sacrificio.
Leggo ancora: “Il pedofilo predilige il rapporto asimmetrico con i bambini. In questo caso il piacere sessuale e psicologico deriva dall’appagamento di un bisogno parziale di possesso, di trionfo e di potenza…” Mi viene lecito chiedermi…ma la stessa dominanza non si potrebbe verificare anche con un soggetto esclusivamente passivo indipendentemente dall’età e dal sesso? Allora, più che dominanza, è proprio sete di violenza visto che il minore, pur volendo, difficilmente può opporre resistenza al suo violentatore se non a costo della propria vita.
Inoltre, “Il modo in cui siamo stati amati determina il modo in cui amiamo”. Chi non ha conosciuto un amore sano, ma un amore violento, anaffettivo, crescerà con l’idea che quello sia l’amore, introietterà quei comportamenti e amerà con quelle modalità”(???). Non credo che si possa fare uno stereotipo dei sentimenti e non mi risulta che obbligatoriamente tutti coloro che alla nascita sono stati lasciati nei cassonetti dell’immondizia o abbandonati negli orfanotrofi da ragazze madri o da genitori rinunciatari poi a loro volta si siano rivelati cattivi genitori per non aver ricevuto quell’amore da riversare poi sugli altri nella stessa misura e con le stesse modalità. Solo chi ha vissuto una privazione materiale o una forte carenza affettiva maggiormente può capire il valore delle cose e dei sentimenti… Non a caso certe aberrazioni di vita provengono proprio da chi non ha vissuto in prima persona sacrifici, privazioni e carenze affettive perché vero è che ogni eccesso è difetto!!!
Senza arzigogolare troppo sulle parole e sui concetti, ed evitando di produrmi in una noiosa e inutile digressione filologica, ritengo che due sono i motori che muovono l’uomo nel suo cammino terreno materiale e spirituale: “il cuore e il cervello”… entrambi centri primari e origine delle nostre esplicazioni psico-motorie e affettive. Nell’eterno conflitto cuore-intelletto, sentimento-ragione (che peraltro ha informato di se tutta una intera letteratura) è dimostrato che non c’è scissione tra i due organi e le conseguenti funzioni. Se uno dovesse nettamente prevalere sull’altro, si darebbe origine ad aberrazioni e frustrazioni che, forse come nel caso del serial killer, come minimo sfocerebbero nella violenza sugli altri prima ancora che su se stessi.
I vent’enni piu’ interessanti che conosco,non sanno ancora rispondere a questa domanda.I quarant’enni piu’ interessanti che io conosco,altrettanto.L’amore.Che cos’e questo “amore”??? Chi puo’ dirlo.E’ come se dicessimo,cos’e Dio?Oppure,esiste Dio??Domande a cui non c’e una risposta ben definita,concreta,reale.Il significato di questo termine è cosi’ immenso che ognuno di noi puo’ricavare delle conclusioni,una diversa dall’altra,e ,la cosa piu’ affascinante che nessuna puo’ prevalere sull’altra:tutte sone vere,tutte sono false.Chi puo’ dirlo???Io,voi,tutti siamo in grado di ricevere e dare amore,dimostrato in sfumature diverse.Ecco perche’, come ricordava il mio amico Dottor Bruno,qualcuno capira’ cos’e’ l’amore solo quando si avra’ “la fortuna di viverlo”. Antonio Sardegna